L’UNICO EVENTO VALIDO
Estratto da “La vita senza fine” di Giovanni Vannucci – O.S.M. –
Centro Studi Ecumenici Giovanni XXIII, priorato di sant’Egidio – Sotto il Monte – Bergamo
«Era l’anno quindicesimo di Tiberio imperatore, Ponzio Pilato governava la Galilea, Filippo e Lisia erano tetrarchi dei vicini paesi, Anna e Caifa erano i sommi sacerdoti. E la parola di Dio fu comunicata, nel deserto, a Giovanni, figlio di Zaccaria» (Lc 3, 1-2).
Il cammino di Dio non è quello dell’uomo. Nell’organizzato e strutturalmente perfetto mondo ebraico-romano, l’avvenimento centrale dell’impero di Tiberio, del governo di Ponzio Pilato, del sommo sacerdozio di Anna e di Caifa, non si compie né a Roma, né a Gerusalemme, ma nel deserto e nella sconosciuta persona di un solitario penitente: Giovanni, figlio di Zaccaria.
A lui è comunicata la parola di Dio, parola che quando, attraverso Gesù, passerà nel cuore degli uomini distruggerà il potere sacro di Gerusalemme e il potere civile di Roma e creerà nuove coscienze, nuove strutture umane.
La parola di Dio risuona nel deserto, lontano dalle città costruite dall’uomo, ed è affidata alla creatura umanamente meno atta, ma protesa con tutta se stessa ad accoglierla.
L’eterno problema — deve o no l’azione religiosa interessarsi delle strutture storiche create dall’uomo — trova nel brano evangelico di Lc 3, 1-6 la sua soluzione definitiva.
Dio è sovranamente indifferente a ciò che l’uomo costruisce, ma per amore dell’uomo invia la sua parola a uomini incontaminati dalla civiltà, e la sua parola li rende gestatori dell’avvenire.
L’umanità, nei secoli successivi, non penserà all’imperatore Tiberio o al sommo sacerdozio di Anna e Caifa, ma porterà nel cuore, come immagine conduttrice verso la vera vita, Giovanni, la voce che annunciò la venuta del Figlio di Dio.