L’AVVICINARSI DI DIO
Estratto da “La vita senza fine” di Giovanni Vannucci – O.S.M. – Centro Studi Ecumenici Giovanni XXIII, priorato di sant’Egidio – Sotto il Monte – Bergamo
«Ci saranno strani segni nel sole, nella luna e nelle stelle. Gli uomini saranno spaventati da paurose tempeste […]. Allora verrà dal cielo, pieno di maestà e di potenza, il Figlio dell’Uomo. Quando queste cose avverranno, alzate la fronte verso il cielo, perché la vostra liberazione s’avvicina» (Luca 21, 25-28).
L’anno liturgico comincia con la lettura dell’annuncio delle agitazioni e dei turbamenti che precederanno la fine di un tempo particolare e la fine di tutto il tempo. Il cuore dei credenti non deve dar segno di agitazione, ma, nel cadere delle forme, mantenersi sereno per la certezza che ogni periodo di smarrimento segna un avanzarsi della definitiva apparizione del Figlio dell’Uomo.
Le forze redentrici di Cristo sono inserite, come potenza di crescita, nella parte viva dell’essere creato, e, lentamente e costantemente, portano l’uomo verso la sua piena verità.
Il regno di Dio, l’attiva presenza di Gesù nell’universo, è il chicco di senapa che deve crescere e assumere in sé tutto il creato. Sul piano umano, tale crescita si compie nella sempre più vasta dilatazione della coscienza e nella sempre più estesa capacità di amare. L’unica cosa necessaria della realtà cristiana è che ogni uomo raggiunga la piena latitudine della coscienza e dell’amore. Tutto il resto seguirà tale ascesa.
Il continuo ascendere della coscienza umana e del cuore nella pienezza dell’amore travolge tutte quelle forme di vita individuale e sociale che corrispondevano a stati di più imperfetta coscienza e di più limitato amore. Al momento della rottura delle forme, il cristiano non è preoccupato dalle agitazioni e dagli smarrimenti che lo contrassegnano, ma fissa vigile il suo occhio su quelle realtà interiori che vanno rivelandosi nel turbamento della dissoluzione delle epoche e dei tempi. A esse uniforma il suo pensare e il suo volere, perché sa che, attraverso esse, si avvicina il giorno del Figlio dell’Uomo.
Gesù opera nel creato come un lievito che ne forma la natura intima, elevandolo a una grandezza sempre più conforme alla sua verità ultima e sacra. La continua ascesa della coscienza e della dedizione amorosa dello spirito dell’uomo distrugge le forme insufficienti e crea gli otri nuovi per accogliere il vino nuovo.
L’azione di Gesù, nella coscienza dell’uomo, opera un continuo superamento dei limiti che le danno forma nei vari tempi e momenti della sua ascesa. Gesù la porta oltre i limiti di razza, di nazione, di tribù, di famiglia, di individualità. Questo andare avanti distrugge tutte le forme che essa ha assunto nel tempo.
Se così non fosse, l’uomo avrebbe una forma fissa e determinata di esistenza. L’ape non pensa a trasformare il suo alveare, la sua vita sociale combacia perfettamente con il suo essere, esistendo nell’alveare una adeguazione esatta tra forma interiore e forma esteriore. Nell’uomo non è così, la presenza di Gesù nella parte più vera del suo essere lo sprona di ascensione in ascensione; il sursum, il sempre più in alto è il destino dell’uomo.
L’ascesa, come aspirazione e come fatto, Gesù la compie dilatando la coscienza e il cuore dell’uomo, portando la coscienza oltre tutti i suoi confini egoistici di famiglia, nazione, razza e rendendo il suo cuore attento a ogni creatura che viene a esistere in questo mondo.
Questo andare oltre le forme, ne provoca inevitabilmente il crollo. Lo smarrimento e la costernazione che lo accompagnano non sono il segno dell’avanzarsi del male, ma il passaggio di Dio, l’avvicinarsi della Redenzione dell’uomo. Per questo l’anno cristiano parte dalla fine del mondo. Cioè pone davanti alla coscienza umana il fatto della distruzione delle forme operata dalla perenne novità di Dio; e il cristiano non deve essere turbato dai segni strani che appariranno nel cielo e nella terra, ma è invitato a sollevare la fronte con la più assoluta fiducia nella vicinanza della Redenzione.
Vita religiosa è vita di apertura al mistero che Dio compie nell’uomo e attraverso l’uomo. Dio è amore implacabile, e non giungerà al suo sabato di riposo finché l’uomo non abbia raggiunto tutta la sua verità nella coscienza e nel cuore.
Giovanni Vannucci