I Domenica di Quaresima 

Anno A – Gn 2,7-9; 3,1-7; Sal 50; Rm 5,12-19; Mt 4,1-11 

LA TENTAZIONE 

Giovanni Vannucci O.S.M., in Risveglio della coscienza, ed. Servitium, Milano 1984-20192; “La tentazione” Anno A 

Oltre al contenuto delle tre tentazioni, il  brano del Vangelo di Matteo 4, 1-11 sottopone alla  nostra indagine alcuni temi che è necessario  approfondire, prima di passare all’enucleazione  del significato della prova cui Gesù viene  sottoposto dallo Spirito. Essi sono: la tentazione,  i quaranta giorni, il numero tre delle suggestioni  demoniache, il diavolo. 

Lo Spirito spinse Gesù perché si trovasse di  fronte all’avversario e con lui si misurasse; nel  battesimo di Giovanni, Gesù aveva ricevuto  l’investitura di “figlio prediletto”, nel deserto la  sua coscienza umana, consapevole della  grandezza raggiunta, subisce e supera la  tentazione di servirsene per il proprio dominio  personale. La tentazione nasce dalla presenza di  una nuova luce nella coscienza, e dalla necessità  che questa invada e occupi tutti gli strati, dalla  carne allo Spirito, dell’individuo che ne ha  ricevuto il dono. Il Figlio di Dio, spinto dallo  Spirito, va incontro al “deviante”, al diavolo, non  per distruggerlo, ma per angelicarlo,  trasformarlo consegnandogli quelle parole che  gli avrebbero permesso di ritrovare il suo centro.  Nella tentazione tutto si svolge come se Dio non  voglia nel suo regno se non coscienze provate e  temprate; Dio vuole che tutto sia verificato e  confermato dal superamento della prova, e che la  creatura riesca a dare tutto quello che può  produrre di luce. 

«Dopo che ebbe digiunato quaranta giorni e  quaranta notti, ebbe fame.» Il numero quaranta,  nella simbologia religiosa, designa la fase caotica  che precede una trasformazione, un mutamento  di coscienza; fase densa di decisioni riguardanti  la vita o la morte, la salvezza o la dannazione. 

Gli sciamani si sottopongono a un digiuno di  quaranta giorni prima di incontrare la divinità.  L’anima, nella tradizione egiziana, prima di  conoscere la sua sorte, viene giudicata da un  tribunale di quarantadue giudici, i quali valutano  la responsabilità con la quale ha usato il dono  della vita. 

Gli ebrei trascorrono quarant’anni nel  deserto. Il diluvio dura quaranta giorni. Gesù è condotto al tempio quaranta giorni dopo la nascita; risuscita quaranta ore dopo la morte. Il germe umano è sottoposto a una crisi di  vita o di morte quaranta giorni dopo il concepimento. 

Il numero delle tre prove lo troviamo nelle  religioni e nel folklore. Elia, dopo le  manifestazioni del vento violento, del terremoto  e del fuoco, ode la voce di Dio nell’aura leggera  che segue ai prima tre fenomeni, nei quali «il  Signore non era» (IRe 19 9-14). Il folklore abbonda  di leggende che parlano di tre prove, tre desideri,  tre pretendenti. Nella vita del Buddha sono  narrate le tre tentazioni dell’illuminato: la prima,  l’offerta della sovranità su quattro continenti e  duemila isole, e la risposta: non voglio il potere,  ma desidero far gridare di gioia il mondo intero. 

La seconda, l’invito ad abbandonare le  austerità per fare opere buone, e la risposta: si  consumi pure la carne, se la mente diviene  tranquilla e l’attenzione più ferma. La terza,  l’invito a lasciare l’esistenza per entrare nella  beatitudine, e la risposta: non voglio morire  finché la pura religione della verità non sia  divenuta popolare in tutta la sua pienezza. 

Il numero tre, psicologicamente, è vissuto  come il superamento della dualità in una  superiore sintesi di unità. 

Il simbolismo del numero tre trova la sua  piena espressione nei voti tradizionali del  monaco. Monaco, nel senso profondo del  termine, è “colui che ha raggiunto l’unità”. Per  meritare questo nome deve riportare una triplice  vittoria: la povertà, la libertà dall’oro volgare, da  tutti i legami inferiori dell’essere; la castità, ‘interiorizzazione della donna per costituire in se  stesso l’androgino; l’obbedienza, divenendo una  sola cosa con la volontà divina. 

Ora passiamo alle tre tentazioni di Cristo.  Esaminandole con attenzione, notiamo una differenza di direzione tra la prima, la terza e la  seconda. 

La prima e la terza sono centrate sulla  materia, sul potere: «Cambia le pietre in pane: ti  darò tutti i regni della terra»; la seconda è invece  diretta verso la fiducia esclusiva nelle forze divine: «Gettati giù dal pinnacolo del tempio, i  suoi angeli ti sosterranno nella caduta». Nel primo gruppo la tentazione è nel rifiuto  dello spirito, nel secondo nella rimozione della  materia e delle sue leggi: «Se sei Figlio di Dio, di  che questi sassi diventino pane». «I regni del  mondo ti darò, se, prostrandoti, mi adorerai»  (Matteo 4, 3.9). 

La prima tentazione invitava Gesù a «fare del  pane per se stesso», non solo il nutrimento per il  corpo affamato, ma tutto ciò che nel pane è  simboleggiato: le proprie idee, le proprie volontà,  come i costruttori di Babele usando dei manufatti  al posto delle pietre, prodotto della natura, pensarono di costruire un nuovo mondo basato  sulla loro ideazione. La risposta di Cristo  ricollega il pane, e quanto esso significa, alla  parola di Dio. Negli interventi sulla materia l’uomo, prima di tutto, deve ricollegarla alla  parola divina creatrice, nella quale è radicata. La terza tentazione è l’invito all’amore del  potere, dei possessi, e la risposta richiama  all’esclusiva adorazione di Dio, senza la quale il  potere, i possessi diventano idoli. 

La seconda tentazione è la suggestione di  abbandonarsi totalmente a Dio, dimenticando le  leggi e la realtà della materia. 

Così, a ben intendere, nel vocabolo usato  dall’evangelista per designare il tentatore, il  diavolo, colui che attraversa la strada per far  deviare il viandante, sono incluse due energie  onnipresenti nell’umana coscienza: la tendenza a  degradare la verità nella pesantezza della  materia, stabilendo l’equazione tra la materia e  l’assoluto; la tendenza verso una ricerca  smisurata dello spirito disprezzando la materia.  Satana e Lucifero, i Giganti e i Titani. Satana che  vuole l’attività della materia e il disinteresse allo  spirito, Lucifero che spinge all’attività dello  spirito e alla dimenticanza della materia. 

Nel Figlio di Dio, figlio dell’uomo e di Dio,  Signore del cielo e della terra, queste due energie  vengono ristabilite in una sfera di unità e di vita,  vengono redente e salvate in una pienezza d’incarnazione e di illuminazione.

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