III Domenica di Quaresima

Anno C – Es 3,1-8a.13-15; Sal 102; 1Cor 10,1-6.10-12; Lc 13,1-9

CAMBIATE MENTE

Giovanni Vannucci, Omelia pronunciata domenica 13 marzo 1977 durante il rito eucaristico pomeridiano delle ore 18 nell’eremo di San Pietro alle Stinche – Greve in Chianti, FI). In Ogni uomo è una zolla di terra, 1a ed. Borla editrice, Roma, aprile 1999, «Cambiate mente», pag. 148-156, 3° di Quaresima – Anno C.

Credo che questi due quadri della pagina del Vangelo che vi ho letto, siano strettamente collegati, almeno collegati con la nostra riflessione. Il primo, quello dove il Cristo parla di gente che era stata uccisa da Pilato, dei Galilei: soldati romani erano andati mentre questi Galilei offrivano il sacrificio, li avevano uccisi e mescolato il sangue delle vittime con il sangue umano. E poi l’altro episodio, era caduta una torre addosso a degli uomini, degli abitanti di Gerusalemme, e li aveva uccisi. E sicuramente, come succede anche ai nostri tempi, quando avvengono queste sciagure si pensa subito ad una punizione divina. E Cristo dice, pensate che fossero più colpevoli degli altri uomini, i Galilei morti, uccisi da Pilato fossero più colpevoli degli altri Galilei, oppure quegli abitanti di Gerusalemme rimasti schiacciati dalla torre fossero più colpevoli degli altri abitanti di Gerusalemme? E questa era l’opinione comune. L’abbiamo visto anche noi, l’alluvione di Firenze, i fiorentini peccatori, Dio li ha puniti; oppure il terremoto del Friuli. Si cerca sempre una spiegazione che in qualche maniera renda accettabile ai sopravviventi la sciagura: erano peccatori, sono stati puniti. Cristo dice, assolutamente no, perché gli uccisi e i morti sotto la torre non erano né più peccatori né meno peccatori degli altri, erano uomini. Però io vi dico, se voi non cambierete mente sarete travolti come questi sono stati travolti. E poi dà agli ascoltatori questo paragone, questa parabola: Un padrone aveva nella sua vigna un fico; questo fico non dava frutti; ci va per tre anni per prendere frutti, non ne trova; chiama il contadino, dice, taglia il fico. Il contadino dice, aspettiamo un anno, si proverà un po’ a concimarlo, a potarlo, per vedere se dà frutti, altrimenti si taglia.

Ecco, che legame c’è fra i primi due episodi e la parabola di Cristo. Nei primi due episodi Cristo dice tutti siamo peccatori, chi viene travolto dal crollo di una torre è peccatore e giusto come chi non è travolto. Cercare delle razionalizzazioni moralistiche per giustificare la morte di uno è mettersi fuori della verità. L’importante è la conversione, il cambiamento della mente. Se voi non cambierete mente sarete travolti. Da che cosa? Travolti dalla legge della causalità, travolti da una corrente che è nel tempo, che è nel divenire delle cose, che travolge, sommerge tutti quelli che non prendono coscienza del momento in cui vivono, del momento in cui si svolge la loro esistenza. E penitenza non è fare penitenza, piangere, cospargersi di cenere, vestirsi di sacco, digiunare. Penitenza è cambiare mente, è un ritornare alle sorgenti, è un ritornare alla verità, è uno svegliarsi della nostra coscienza che ci permetta di muoversi in mezzo a tutte le vicende terrene che costituiscono il tempo e il luogo della nostra esistenza con consapevolezza e con saggezza. Anche nel nostro tempo noi dobbiamo fare penitenza, cioè dobbiamo prendere coscienza di ciò che sta avvenendo ora, altrimenti saremo travolti come quelli che, non avendo osservato la torre pericolante, erano andati forse a passare un fine settimana sotto quella torre. E quella è crollata. Non erano coscienti del pericolo che sovrastava. Ed ogni tempo, come il nostro tempo, ha dei misteri, un qualcosa di fronte al quale dobbiamo risvegliarci. Se non ci risvegliamo saremo travolti. Travolti da questa legge che tutto uniforma, che, implacabile, porta alla distruzione tutto ciò che non nasce da piena coscienza, da piena consapevolezza, da partecipazione attenta e sapiente al mistero dell’esistenza in cui si svolge l’attività degli uomini e la nostra attività in questo momento.

E porta il paragone del fico. Sapete che il fico nell’antichità era il simbolo di un momento, di un momento della manifestazione divina alla coscienza degli uomini. Abbiamo studiato tutti o abbiamo letto tutti la storia di Romolo e Remo che furono salvati sotto il ficus ruminalis. Se andate a Roma c’è ancora un tronco tutto bruciacchiato che dicono sia il tronco del fico sotto il quale furono trovati i due gemelli. Israele ha l’albero sacro, che è il fico. Il Budda, che appartiene all’India, che appartiene alla stessa qualità divina della manifestazione della giustizia in Israele e a Roma, raggiunge l’illuminazione sotto il fico. Quindi, quando Cristo parla del fico non intende soltanto il fico che noi conosciamo, ma il fico come simbolo, come segno di una qualità che gli uomini erano chiamati a vivere nel tempo della manifestazione di questa qualità. L’ebraismo nasce sotto il segno della giustizia, la romanità nasce sotto il segno del diritto delle genti, e così tutto quel tempo – se voi leggete la storia delle religioni, voi vedrete che tutto quel tempo che va da Abramo fino a Cristo – è penetrato da una ricerca di giustizia, di rapporti di giustizia fra gli uomini. Vorrei dire, questa qualità, qualità che l’uomo era chiamato a vivere, era simboleggiata, fra gli altri simboli, anche dal fico. Allora vedete che tutto si illumina – e i primi due episodi e anche la parabola che Cristo dice – se teniamo conto del significato differente che ha l’albero del fico nel linguaggio di Cristo e nel linguaggio anche di coloro che l’ascoltavano. Noi si fa una certa fatica per capire questo, perché non siamo più abituati alla lingua franca, alla lingua universale dei simboli; ma attualmente vedo che c’è un risveglio nella nostra coscienza anche occidentale, c’è un certo interesse di riscoprire il linguaggio simbolico e il linguaggio mitico.

Allora cosa è il risveglio al quale Cristo ci chiama? E’ aprire i nostri occhi, fermare la nostra attenzione a ciò che sta avvenendo nel nostro tempo, perché nell’esperienza religiosa l’uomo non è mai abbandonato a se stesso ma è portato avanti dalla presenza misteriosa, silenziosa e sempre attiva del mistero divino, di Dio, del mistero della Trinità, del mistero dello Spirito Santo, che esercita una pressione nella coscienza degli uomini a superare le limitatezze del proprio tempo, le chiusure del proprio tempo, per andare oltre, oltre verso nuove verità, verso nuove realtà. Allora come dobbiamo metterci nel nostro tempo? Dobbiamo metterci in uno stato di penitenza, cioè di conversione, di orientamento verso la verità per poter capire quello che sta succedendo nel nostro tempo, perché altrimenti saremo travolti come degli esseri che dormono e durante la notte viene il terremoto e vengono travolti dal crollo delle case. Dobbiamo essere vigilanti. Gli Ebrei al tempo di Cristo non erano vigilanti su ciò che stava nascendo. Stava nascendo una nuova qualità, la qualità dell’amore che poggia sulla giustizia ma va oltre la giustizia. E chi non è stato vigile in quel momento è stato travolto ed è rimasto chiuso in case pericolanti, è rimasto legato a forme e istituzioni che venivano travolte da questa nuova qualità, da questa nuova rivelazione che Dio compiva nel profondo della coscienza degli uomini e che poi ha annunciato mediante la parola di Cristo.

Ed allora se non vogliamo essere travolti dobbiamo essere attenti, perché ogni tempo ed ogni generazione è aperta ad una nuova rivelazione di Dio. Ed ora sta maturando un qualcosa di profondo, di vero, di autentico nella coscienza degli uomini. E se il nostro cuore è aperto, se la nostra mente è vigilante, cioè non è intrappolata da queste vecchie strutture da questi vecchi pensieri, da queste vecchie abitudini, vecchie istituzioni vecchie ideologie, riesce ad individuare ciò che sta fiorendo nel profondo della coscienza dell’uomo del nostro tempo.

Le manifestazioni in superficie sono quelle che vediamo, movimenti scomposti, insofferenza, follia, agitazione, contestazione. Ma un qualcosa sta maturando nel profondo della coscienza degli uomini. E se noi vogliamo camminare con il passo di Dio, vivere la continua incessante rivelazione che Dio celebra nella coscienza degli uomini, bisogna che riusciamo a capire quello che sta fiorendo nella coscienza attuale, perché la rivelazione è un continuo disvelamento di un qualcosa che ancora i nostri occhi non percepiscono. Ma se guardiamo dalla parte opposta sicuramente non vedremo l’apparire della verità. Dobbiamo guardare al nostro tempo, al nostro momento, alle inquietudini, alle agitazioni, ai tormenti del nostro tempo, per poterci muovere secondo il cammino di Dio, anche se questo richiede delle grosse spoliazioni, delle grosse privazioni, delle rinunzie a tante cose che ci sono care, che ci sembrano eterne e perenni. Dobbiamo riuscire a fare questa spoliazione e allora potremo avere quella vigilanza che ci permette di non essere travolti da una superficialità, travolti da delle chiusure, travolti da delle convinzioni dello stato dentro il quale stiamo e solido ed è indistruttibile ad ogni movimento tellurico, e quando avverrà il crollo rimaniamo schiacciati.

Il Vangelo di oggi mi sembra che sia un richiamo molto preciso a guardare con semplicità, con coraggio e con onestà al nostro tempo, e vedere quella verità che sta per nascere, saper cogliere quei germi di vita che stanno sorgendo nel profondo della coscienza umana e muoversi nella direttiva di vita che ci vien data da questi germi. Allora la nostra presenza sarà veramente una presenza veramente religiosa, creativa, fattiva. E aiuteremo noi stessi a liberarci da tanto passato, da tante chiusure, da tante mura pericolanti dentro le quali ancora ci troviamo e nelle quali pensiamo di essere tranquilli, invece non siamo tranquilli perché tutto sta crollando. E se non vogliamo essere travolti noi dobbiamo avere questa vigilanza.

Mi direte: cosa dobbiamo fare? Dobbiamo essere attenti a ciò che sta avvenendo nella coscienza degli uomini. In superficie, se guardiamo a ciò che si sta compiendo in questo momento, c’è un qualcosa che ci lascia perplessi, che ci riempie di dolore; quelle uccisioni che avvengono così, con tanta facilità, ci lasciano tristi. Ma andiamo più a fondo, al di là di questa ribellione cosa c’è? Non può darsi che sia la vita che preme sulla superficie della terra e la fa scoppiare? E se riusciamo ad individuare questa vita allora noi potremo metterci a servizio di quella vita che sta esplodendo ora e servire con consapevolezza, con calma, con saggezza, gli uomini che si incamminano inconsapevolmente verso questa esplosione di vita e non sanno che cosa avvenga.

Gli Ebrei, alla predicazione di Cristo, sono rimasti chiusi nelle loro case. E la loro casa è crollata, perché la coscienza umana andava verso altre sponde, altri orizzonti. Non può esser vero anche nel nostro tempo, questo? E se riusciamo a scorgere quell’elemento di verità divina che sta nascendo nel profondo della coscienza umana, allora la nostra vita è più serena, più solida, più ferma, il nostro atteggiamento umano sarà più saggio e più composto perché si muoverà secondo le direzioni della vita che sicuramente si affermerà anche se noi non ci crediamo; anche se noi ci opponiamo si affermerà. Ma se noi siamo consapevoli di questo, allora siamo in cammino sullo stesso sentiero che batte Dio in questo momento. Io non vi indico quelle che sono, per me, le nuove rivelazioni di questo tempo di primavera, perché ognuno di noi le deve scoprire. Essere attenti, non spaventati. Essere partecipi, non in un senso scomposto e folle, a ciò che sta avvenendo nella coscienza degli uomini nel nostro tempo.

Allora saremo in cammino verso quella penitenza, quel cambiamento di mente, alle quali noi siamo continuamente esortati dal Vangelo. E penitenza significa avere gli occhi aperti, avere un’anima libera, una mente totalmente liberata da vecchie strutture, vecchie ideologie, vecchie costruzioni, in modo da poter percepire quello che si sta compiendo in questo momento. E la scoperta deve essere fatta da noi, dalla nostra personalità. E io penso che la parabola del fico ci dica anche questo. Vi siete mai domandati cosa deve fare un fico nella vigna? Cosa deve fare un fico? Deve fare i fichi. Non deve fare le pere o le more. La pianta del fico è fico perché produce i fichi. Se non produce i fichi viene sradicato.

Ognuno di noi nella vita deve dare i suoi frutti, personali, di coscienza, di amore, di intelligenza, di saggezza, in una parola, i frutti di vita che ognuno di noi deve dare. Se non diamo questi frutti veniamo recisi o buttati nel fuoco. E’ a questa consapevolezza che affido l’interrogativo che vi ho proposto confrontandolo – lo stesso confrontatelo voi – con la realtà del nostro tempo. Dobbiamo scoprire quello che il nostro tempo ci dice, lo dobbiamo scoprire con le nostre forze personali, con la nostra attenzione, con il nostro approfondimento, con la nostra partecipazione al mistero del nostro tempo, ma partecipazione personale. Perché, vedete, se io vi dico il mio pensiero, posso stimolare in voi una certa pigrizia: padre Giovanni ha detto che nel nostro tempo sta maturando questo, e va bene. No. Questo lo dico io con la mia sensibilità, con la mia impressione. Può darsi che quello che io vedo non sia esatto, oppure sia esatto e vero solo per me. Ognuno di noi è una pianta e ognuno di noi deve dare i suoi frutti. E i frutti che l’uomo dà sono frutti di attenzione, di partecipazione intelligente e accorata al mistero dell’esistenza. Poi metteremo insieme tutti i frutti e faremo una festa della scoperta della nuova verità che sta maturando nella coscienza degli uomini.

Ecco, questo vi ho detto per scuotere la vostra attenzione al mistero del tempo e per dire a tutti che, nonostante le apparenze siano quelle che sono, Dio non ha abbandonato l’umanità ma si rivela nella coscienza dell’umanità. E il momento della rivelazione è accompagnato sempre da sconvolgimenti, sul piano personale, sul piano sociale. Supponete che voi, stanotte, nel momento di riflessione, di meditazione, scopriate il mistero di Dio. Cosa avviene di voi? Domani voi riprendete la vostra esistenza ma in voi c’è qualche cosa che distrugge tutto un vostro passato, distrugge un’infinità di vostre convinzioni. Siete delle creature nuove. E quando la rivelazione si compie nella nostra coscienza personale, attraverso questa trasformazione, questo sconvolgimento di tutti i piani della nostra esistenza individuale, questo si verifica poi anche sullo spazio più vasto dell’umanità intera. Questo ci deve dare una profonda fiducia e acuire in noi il nostro senso di responsabilità personale di fronte a tutta la vita.