II Domenica dopo Natale Anno C

L’ETERNO NEL TEMPO

Estratto da “La vita senza fine” di Giovanni Vannucci – O.S.M.

«Nel principio era la Parola, la Parola è Vita, Luce, la Parola si è fatta carne» (cf. Giovanni 1, 1-14).

L’espressione “nel principio”, nel modo consueto di parlare, evoca il punto temporale e

spaziale dell’inizio di una determinata cosa o azione. Nel linguaggio religioso che, per sua natura, esclude il tempo e lo spazio, vivendo la coscienza religiosa nell’eterno presente divino, esprime quanto è nell’essenza dell’essere, nella primordiale e indistinta totalità divina, nel profondo del divenire della creazione, nel «punto ove tutti li tempi son presenti» (Dante, Paradiso, XVII, 17).

Nel profondo della manifestazione dell’essere creato, la Parola eterna percorre il suo miracoloso cammino chiamando all’esistenza le creature; rivelando la via della sapienza alla coscienza umana; ricongiungendo nella carne umana le parti separate del visibile e dell’invisibile, dello spirito e della materia.

Nel compimento storico l’incarnazione della Parola è legata a un tempo e a uno spazio, nella realtà essenziale si compie in un presente che raccoglie in sé tutti i tempi.

La mente umana, procedendo per contrapposizioni, distingue e separa la Parola nella sua origine dalle forme che essa ha creato e crea; l’intelligenza religiosa, operando per ascoltazione, non separa ciò che è unito: scorgendo, nel cuore vivo di ogni essere creato, la Parola, ne comprende la gloriosa manifestazione che va dal più piccolo esistente all’unità del divino e dell’umano nell’Unigenito del Padre.

Il nostro tempo, inondato da fiumi di parole, ha perduto l’attenzione alla Parola. Per questo usiamo delle parole significanti prive di legame col senso, il contenuto, l’essenza delle cose significate. Cosicché non possiamo ormai quasi più servirci delle lingue correnti per parlare di colui che è al di là dei nomi e del le cose, senza dissacrarlo.

Protesi verso la misurazione e la moltiplicazione delle quantità, siamo divenuti sordi al silenzioso esprimersi della Parola divina che, divenendo carne in ogni creatura, raggiunge la suprema manifestazione in Cristo, Parola incarnata nell’umana carne. Il cambiamento di mente chiesto dal vangelo implica anche un avvicinamento differente degli esseri creati, che vanno considerati con intelligenza amorosa in modo da scoprire e comunicare con il nucleo essenziale della loro realtà: la Parola divina che li esprime e li preserva.

E la Parola è luce

Essa è la luce che illumina ogni essere che appare nella festa dell’esistenza: ogni creatura è densificazione della luce divina, corporificazione della Parola di Dio! Essa è la sorgente di tutti i nostri più grandi sogni, l’anima delle più nobili aspirazioni, il fuoco che ci spinge a una vita più ardente ed eroica.

E la Parola si è fatta carne

La Parola è in Dio ed è Dio, è in noi come fuoco che guida la mente alla comprensione del mistero del creato, è la forza che dilata sconfinatamente la coscienza, dischiudendola alla comprensione di tutte le sue manifestazioni. È la Parola che risuona nelle nostre più vere parole, il significato dei nostri sogni, l’anima del nostro canto, l’amore dei nostri amori, la vita che vive nella nostra vita.

Senza di essa nulla fu fatto di ciò che è stato creato

Il nostro consueto modo di pensare pone prima la vita, i significati, la mente e infine la Parola; nella realtà, la Parola precede la vita, i significati, le parole. Ci è richiesto di pensare in modo conforme alla realtà, perché la conoscenza sia comunione con la Parola divina che vibra nel profondo dell’infinito numero delle creature, costituendone l’ultimo significato.

Per avanzare nella comprensione del creato non è la testa che dobbiamo usare, ma il cuore onde divenire sensibili al mistero di ogni creatura. Il mistero racchiuso nell’intimo di ciascun essere creato si rivela attraverso un’ascoltazione qualitativa, libera da ogni sorta di pregiudizio e definizioni precostituite; quando ciò avviene, nasce un rapporto vero con le cose: la comunione.

E la Parola si è fatta carne

L’evento dell’incarnazione costituisce la rivelazione suprema di Dio: egli è l’Indifferenziato, colui che non accetta separazioni di sorta, che non vuol essere diverso. Gesù Cristo, unendo in sé la natura divina e quella umana, non si differenzia né da Dio né dall’uomo, ed è insieme uomo e Dio, Dio e uomo. Questa non-differenziazione unisce l’immanenza e la trascendenza, la materia e lo Spirito e conduce al miracolo della redenzione: lo Spirito agonizza nella materia per trasfigurarla nella sua vita e nella sua luce.

La Parola si è fatta carne

Non esiste più separazione e opposizione tra le numerose creature, tutte sono ricollegate alla loro prima sorgente dalla Parola che ha assunto la carne. Essa scende nella densità della materia e vi chiama all’esistenza le infinite forme possibili, ricongiungendole nell’unità del principio.

Vivere la realtà della Parola incarnata, sentire l’unità del divenire di tutto il creato; scoprire la nostra piccola entità cosciente come parte vivente di un tutto vivente, senza opposizioni, senza separazioni, senza divisioni, per partecipare ai ritmi creativi della Parola!

La Parola si è fatta carne

L’evento storico dell’incarnazione si compie nella carne di un Fanciullo inerme, deposto nella nudità di una mangiatoia, entro le pareti di una grotta. Nel mito di Platone, gli uomini sono invitati a uscire dalla grotta per scorgere la luce; nell’annuncio cristiano, l’invito è di entrare nella grotta per contemplare la luce incarnata nella fragile figura di un Fanciullo. E ci viene indicata la via per raggiungerla: l’appassionata attenzione a tutto ciò che è debole, indifeso, escluso, sofferente.