XI TEMPO ORDINARIO 

Anno A – Es 19,2-6a; Sal 99; Rm 5,6-11; Mt 9,36 – 10,8 

La CHIAMATA dei DODICI 

Giovanni Vannucci, «Chiamata dei Dodici», XIa domenica del tempo ordinario, Anno A; in Risveglio della coscienza, 1a ed.  Centro studi ecumenici Giovanni XXIII, Sotto il Monte (BG) ed. CENS, Milano 1984; Pag. 120-122. 

I dodici prescelti erano destinati ad  apprendere direttamente dal Maestro  l’insegnamento essenziale di una verità  destinata a rinnovare il mondo.  

Il primo di loro fu Simone, che Cristo  chiamerà Cefa – “pietra”. Pescatore dal cuore  generoso e forte, guidato più dal sentimento  impetuoso che dalla lucida ragione.  

Di Andrea, suo fratello, sappiamo molto  dalle leggende che si sono formate attorno al  suo nome, ma la Scrittura non dice niente. 

Giacomo, il fratello di Giovanni, è  menzionato nei Vangeli, insieme a Pietro e  Giovanni, come testimone della risurrezione  della figlia di Giairo, della trasfigurazione e  dell’agonia nel Giardino del Getsemani  (Marco 5,37; 9,2; 14,33). Chiamato insieme a  Giovanni col soprannome di Boanergés, figlio  del tuono, forse per il carattere impetuoso e  ardente. Negli Atti, è ricordato il suo martirio  per opera di Erode Agrippa, probabilmente  l’anno 42 d.C. (cf. Atti 12,2). Una tradizione  che rimonta al secolo VII d.C. afferma che  l’Apostolo annunciò il Vangelo in Spagna; il  suo corpo sarebbe sepolto a Compostella.  

Giovanni, il discepolo prediletto, colse  l’aspetto segreto del Maestro che seguì con  mente aperta e avida, con cuore fermo e  fedele. È l’unico discepolo che seguì Cristo sul  Calvario.  

Filippo, rincontrato e folgorato dalla grazia  (Giovanni 1,43), nell’Ultima Cena chiede a  Cristo: «Signore, mostraci il Padre, e non  avremo bisogno di altro» (Giovanni 14,8).  

Bartolomeo è nelle liste dei dodici dei primi  tre Vangeli; di lui nulla sappiamo. La  tradizione posteriore del quarto secolo lo  presenta come annunciatore del Vangelo in  varie regioni dell’Asia minore; sarebbe morto  martire nell’Armenia, scorticato vivo.  

Tommaso lotterà tutta la lunga notte della  vita con l’angelo del dubbio e ne meriterà  all’alba la benedizione. Il suo compito fu di  essere il documentatore della Risurrezione  del Maestro, tanto più convinto quanto più  restio a lasciarsi convincere (Giovanni 20,24- 28).  

Matteo, l’obbediente che abbandona i suoi  traffici per seguire il Maestro (Matteo 9, 9).  Giacomo figlio d’Alfeo, chiamato Giacomo  il Minore, preposto alla Chiesa di  Gerusalemme, fu sottoposto al martirio  nell’anno 62 d.C. dalle autorità di  Gerusalemme. A lui è attribuita la Lettera che  porta il suo nome.  

Taddeo, chiamato anche Giuda e Lebbeo,  designato anche come fratello del Signore  (Matteo 13,55), e fratello di Giacomo il Minore  (Luca 6,16). Alla Cena chiese a Gesù: «Signore,  come mai ti sei rivelato a noi e non al  mondo?». Il Maestro rispose: «Se uno mi ama,  custodisce la mia parola, e il Padre mio  l’amerà e verremo a lui e in lui dimoreremo»  (Giovanni 14,22-23). A lui è attribuita l’ultima  delle lettere cattoliche.  

Simone il Cananeo, che vien tradotto “lo  zelante”.  

Giuda, il più tragico di tutti gli Apostoli; il  suo destino fu di consegnare il Maestro nelle  mani dei suoi carnefici.  

Ai dodici Gesù da due direttive: «Non  andate fra i Gentili e non entrate in nessuna  città dei Samaritani» (Matteo 10,5). Gli  Apostoli, uomini di limitata cultura, non  ancora saldi nell’assoluto della fede,  sarebbero stati facilmente sconfitti nelle  dispute che avrebbero incontrato presso gli  abitanti di quelle terre. «Andate piuttosto alle  pecore perdute della casa d’Israele. 

Annunciate che il Regno dei cieli è vicino.  Sanate chi è ammalato, richiamate alla vita i  morti, allontanate i demoni. Tutto ciò l’avete  ricevuto in dono, datelo anche voi in dono»  (Matteo 10,6-8).  

Indubbiamente Gesù ha dato qualcosa di  suo ai dodici. Le forze che ha risvegliato in  ciascuno di loro sono forze dell’anima, che  Lui ha risvegliato con lo stesso suo potere, e  che per giungere all’effettuazione richiedono  uno stato di tensione continua, di vibrazione  appassionata; per questo invia i dodici ai  poveri, agli emarginati, a coloro che, non  aspettando più nulla, sono pronti ad  accogliere il miracoloso annunzio della  venuta del Regno. Nelle classi ricche e colte,  fra gente raffinata e istruita avrebbero  risvegliato una curiosità più o meno benevola,  ma nelle classi infime, fra i diseredati  avrebbero risvegliato una sopita speranza di  salvezza, di miracolo. Chi più degli smarriti,  degli emarginati da Israele era pronto ad  accogliere la novità della predicazione  evangelica? Il potere ricevuto di compiere  delle guarigioni, di liberare gli ossessi, di  ridare fiducia ai peccatori, vien dato ai dodici,  perché offrendolo alla povera gente, questa  ritrovasse la fede, la fiducia, l’intensificazione  della vita. «Questo potere l’avete ricevuto in  dono, come dono non vostro offritelo. Non  portate provvisioni di oro, d’argento, di rame  nelle vostre cinture, ne sacca per il viaggio, ne  due tuniche, ne calzari o bastoni da viaggio»  (Matteo 10,8-10).

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