II Domenica del Tempo Ordinario Anno C
L’ACQUA E IL VINO
Estratto da “La vita senza fine” di Giovanni Vannucci – O.S.M.
L’episodio delle nozze di Cana, narrato nel brano evangelico di Giovanni 2, 1-12, è scandito in una successione di figure e di gesti: la Madre e Gesù invitati alle nozze nel terzo giorno; la mancanza del vino notata dalla Madre e additata al Figlio perché vi ponga rimedio; la risposta del Figlio: «Donna, compi quello che spetta a te, quindi io farò ciò che spetta a me» (Giovanni 2, 4); le parole della Madre ai servitori: «Fate quello che mio Figlio vi dirà» (Giovanni 2, 5); l’ordine di riempire le sei giare di acqua; la trasformazione dell’acqua in vino; lo stupore del maggiordomo per la bontà del vino; la conclusione dell’evangelista:
«Questo fu il primo segno della manifestazione di Gesù» (Giovanni 2, 11).
Le figure di questo episodio prese in se stesse non ci dicono molto, ma risvegliano la nostra attenzione per spingerci a scoprirne il significato che, in tal maniera, appartiene a un livello differente da quello letterale. Cercheremo pazientemente di lasciare la lettera per arrivare allo spirito.
L’episodio è introdotto con l’indicazione della data: «Nel terzo giorno»; essa è omessa nel brano riportato dal messale. Nel linguaggio biblico, questa espressione implica il compimento di qualcosa in via di sviluppo e l’inizio di un nuovo stato o una nuova condizione dell’essere. Giona dimorò tre giorni nel ventre del pesce; le porte della città santa ricostruita saranno tre per ogni punto cardinale, altrettante saranno le porte della Gerusalemme celeste descritta dall’Apocalisse; Cristo risorge dagli inferi dopo tre giorni; Pietro rinnega Cristo tre volte e Cristo gli domanda tre volte se lo ama; l’albero del fico che per tre anni non darà frutto verrà tagliato…
Le nozze di Cana, prefigurazione della novità portata da Cristo, della pienezza della rivelazione, avvengono il terzo giorno. Il giorno delle nozze di Cana fu un giorno carico di mistero e di rivelazione: gli avvenimenti che vi furon compiuti sarebbero rimasti un segno per chiunque, nel corso dei secoli, avesse voluto comprendere e vivere l’annuncio cristiano.
Nell’episodio le figure dominanti sono la Madre, il Figlio, i servitori che obbediscono, l’acqua e il vino, e il silenzio che accompagna lo svolgimento delle azioni.
La madre è Maria, la vergine-madre: la Vergine che nell’integrale abbandono a Dio, nell’abnegazione di tutti i limiti individuali, compie la volontà dell’Altissimo e genera nel mondo sensibile il Verbo, suo stesso Creatore. La Vergine-madre che, nei momenti cruciali dell’esistenza, indica che il contenuto delle forme è svanito, che la festa della vita, le nozze, sta divenendo triste. La Vergine-madre segnala la deficienza alla Parola divina, perché ricolmi l’attesa delle forme esauste con nuova ebbrezza. Il compito della Vergine-madre è quello di rivelare le deficienze vitali del momento e di preparare l’atmosfera che permetta l’intervento di una nuova onda di vita.
«Donna, compi quello che spetta a te» le dice il Figlio; «Tu sei la matrice che attende la fecondazione, tu sei la misericordia che trepida e si dona quando la vita vien meno. Io sono la vita fecondatrice, tu attendi e prepari: dal nostro incontro nasce una più ardente vita». La Madre interviene dicendo ai servitori di fare quanto il Figlio avrebbe comandato, e l’ordine fu di riempire d’acqua le sei idrie di pietra e di attingervi il vino del miracolo.
Le idrie nell’episodio sono numerate e descritte con cura: sono sei, di pietra, e servivano per le abluzioni rituali degli ebrei. Il numero sei è quello della creazione e precede il giorno del riposo sabbatico di Dio e delle creature; esso indica il tempo necessario alla preparazione del compimento di un evento significativo per la sua santità. Il sabato è preceduto da sei giorni di lavoro; lo schiavo ebreo doveva essere tenuto per sei anni in servitù e il settimo liberato; le vigne venivano lavorate e sfruttate per sei anni, i campi lavorati e seminati per sei anni, il settimo anno era il sabato del solenne riposo della terra.
Le sei idrie indicano, nella mentalità simbolica dell’evangelista, il periodo di preparazione lungo il quale la verità era stata accolta e custodita, come acqua, nella mente degli ebrei e aveva ricevuto la forma corrispondente alla loro fede, nell’attesa della sua trasformazione per opera di Cristo.
La pietra raffigura la lettera della verità, l’acqua l’autorità esterna che trasmette la verità, il vino la conquista personale e interiore della verità. Il vino, in questo suo significato, è la novità del nuovo tempo, inaugurato da Cristo alle nozze di Cana. Tutta l’azione si svolge tra la Madre e il Figlio, tra la Vergine e Gesù, e tutto vien compiuto nel più armonioso silenzio.
La Madre conosce che l’ora è venuta, il suo amore e il suo sapiente intuito hanno compreso che il momento della trasformazione è scoccato, la compassione mette in movimento le sue energie silenziose e potenti.
Il Figlio comprende che l’amore della Madre ha individuato l’istante giusto e compie il miracolo della mutazione dell’acqua in vino, della verità che ormai non sarà più contenuta dalla lettera di pietra, né più custodita da una tradizione autoritaria, ma verrà vissuta dagli uomini interiormente e personalmente.
Nel nostro tempo di estrema penuria di vino, mentre i moderni faraoni sognano di trasformare il mondo in un vasto stato-termitaio, i frammenti e gli atomi della Madre- vergine, sparsi nel mondo e che hanno nome “donna”, sono chiamati a ritrovare la loro anima, la loro divinità, il loro senso della spiritualità, la loro naturale risposta alla bellezza, la loro femminilità espressa perfettamente nell’incondizionato amore materno. Perché possano di nuovo pacificare la terra, riconciliare i fratelli nemici, cancellare Caino, far risorgere Abele, ricondurre tutta la terra al Padre, predisporre il cuore umano ad accogliere e vivere la Verità.