12 giugno 2022 – SS. TRINITÀ 

Anno C Pv 8,22-31; Sal 8; Rm 5,1-5; Gv 16,12-15 

LO SPIRITO E LE FORME 

Giovanni Vannucci, in La vita senza fine, 1a ed. Centro studi ecumenici Giovanni XXIII, Sotto il Monte (BG) ed. CENS, Mi lano 1985; «Lo Spirito e le forme» Pag. 102-105. Anno C. 

«Molte cose dovrei ancora comunicarvi, ma sul momento non siete capaci di  portarne il peso. È necessario che io mi allontani da voi perché venga a voi lo Spirito  di Verità, ed egli vi condurrà alla conoscenza intera» (Giovannni 16, 7.12-13).  

Gesù sa di avere ormai compiuto la sua opera, ammonisce i discepoli – e anche  noi siamo suoi discepoli – che il prolungamento della sua presenza sensibile sarebbe  di ostacolo all’opera di redenzione che dalle sue mani visibili doveva passare, per  venir compiuta, a quelle invisibili dello Spirito di Verità.  

La morte, la risurrezione di Cristo sono la discesa del seme nel terreno; la sua  ascensione è la raccolta del grano maturo nei granai del cielo; la venuta dello Spirito  Santo è il ritorno di Cristo nella forma, più consona alla natura della coscienza  umana, di intima guida che conduce alla piena conoscenza della Verità.  

Di qui nasce il duplice aspetto della Chiesa storica: una Verità comunicata  dall’esteriore magistero dell’insegnamento che colpisce e risveglia l’orecchio  esteriore, e il significato di tale esterno insegnamento che viene comunicato dallo  Spirito Santo all’orecchio inferiore di coloro che hanno orecchi per intendere.  Ascoltazione esteriore, sensibile, e ascoltazione interiore, che coglie l’invisibile nella  dottrina sensibile.  

La prima ci conduce a credere che Gesù, con la sua vita e la sua morte, ha  redento il mondo, ad affidarci a Lui con fiducioso abbandono in attesa della salvezza;  la seconda determina un intenso lavoro personale, che rende fertili in noi la sua  opera e le sue parole. Lavoro che si compie con il dileguarsi delle forme sensibili – «è  necessario che io mi allontani da voi» – e con il disvelamento dello Spirito di Verità,  reso possibile dalla eliminazione di quegli ostacoli che si oppongono alla sua  manifestazione, non alla sua venuta – poiché lo Spirito Santo è venuto e viene -, ma al  suo disoccultamento per rimozione di tutto ciò che da Lui ci separa.  

Non basta accogliere la parola di Cristo con venerazione, e seguirla con  fedeltà; neppure sono sufficienti l’ammirazione e l’imitazione delle sue azioni; ci è  richiesto di sentirle e di viverle come forme sensibili, che mediano la rivelazione  dello Spirito di Verità.  

Le parole e le azioni di Cristo, quando si spogliano del loro aspetto sensibile – «è necessario che io mi allontani da voi» – assumono il loro vero aspetto sacramentale  di realtà visibili e percepibili che c’introducono nell’invisibile e nell’ultrasensibile  dello Spirito Santo.  

Se questo non avviene rimangono parole e azioni carnali, storiche; pur nella  loro grandezza e nobiltà, si depositano in noi come importante o affascinante serie di  nozioni, ma non provocano quell’intenso lavoro di spiritualizzazione cui sono  destinate.  

Esse richiedono di venir meditate con amore nelle profondità dello spirito  nostro, domandano di venire infrante nel loro guscio sensibile, esteriore, in modo da  passare dallo spirito di Cristo nella nostra umanità, cosicché la loro eterna e 

immortale sostanza venga a fondersi in una inscindibile unità con tutto il tessuto dei  nostri pensieri, sentimenti, volontà.  

Lo Spirito di Verità non scenderà in noi automaticamente, ma quando l’eterna  sostanza della realtà della Parola divina incarnata transustanzierà in sé la nostra  completa interiorità, in modo che la luce, il calore di cui arde e irradia la nostra  personale vita siano la luce e il calore di Cristo. In una parola, lo Spirito Santo si  manifesterà in noi quando Cristo vivrà in noi e ciascuno di noi diverrà come  un’incarnazione personale, nuova e irripetibile della Parola eterna incarnata in Gesù.  

La scomparsa di Cristo dal mondo dei sensi è, anche nella nostra personale  esperienza, il necessario presupposto della venuta dello Spirito Santo.  Appoggiandoci alla figura sensibile di Gesù, come ordinariamente facciamo, alle sue  parole e azioni nel loro aspetto esteriore, senza compiere il coraggioso passo di  andare oltre le forme sensibili, veniamo a respingere quello che nella sua realtà ci ha  portato, ci condanniamo a non comprenderlo, a rendere inutile e impossibile per noi  la sua Redenzione.  

Chi si appoggia sugli aspetti storici e letterali, intorpidisce in sé,  atrofizzandolo, il germe di vita divina, mentre Cristo vuole che esso si sviluppi  pieno, intenso, vigoroso; per questo Cristo abbandona visibilmente i discepoli  lasciandoli in mezzo a un mondo ostile. I discepoli non dovevano essere gli eterni  bambini portati e cullati dalla sua presenza, ma uomini forti, coscienti, capaci di  volere, tali da poter ricevere lo Spirito Santo.  

Lo Spirito scende in quelle coscienze che hanno l’ardimento di andare oltre  tutte le forme: quelle assunte da Cristo e dalla sua parola durante la sua visibile  permanenza sulla terra, quelle che generazioni di credenti hanno dato alle parole e  alle azioni di Cristo nella ricerca orante e nei tentativi di interpretarle.  

L’incontro con lo Spirito è frutto di una coraggiosa e ferma spogliazione  personale, di una povertà intrepida e vissuta, che rimuove tutti i velami e fa fissare lo  sguardo sull’ultimo splendore del volto divino.  

Ma noi abitualmente ci aggrappiamo alla parola, al gesto, alla persona nelle  loro forme esteriori, dimenticando che la carne non è di alcun aiuto e che solo lo  Spirito vivifica. Da questo derivano la nostra scarsa capacità di dare forza spirituale e  reale alla nostra vita, il nostro rachitismo religioso, il nostro abituale tradimento,  pratico e profondo, alla fede professata quando ci richiede sforzo eroico ed energia  vera. Attaccandoci perdutamente a ciò che è sensibile, siamo incapaci di ricevere lo  Spirito che è in noi e attorno a noi da quando Gesù Cristo è veramente tornato.