IV Domenica di Avvento 

Anno C – Michea 5, 1-4a; Salmo 79; Ebrei 10, 5-10; Luca 1, 39-45 

DIVENIRE ARCA ITINERANTE 

Giancarlo Bruni O.S.M., in Il suonatore di flauto, ed. Servitium ed. a Cura del Priorato di Sant’Egidio – Sotto il Monte  (BG) pag.18-19; 4.a di Avvento, Anno C 

1. L’attesa qualifica il tempo di avvento, il  tendere con attenzione all’evento dell’appari zione senza ombre di «colui che deve venire», il  sognato dai profeti, il visto con gli occhi del  cuore dal Battista e portato in grembo da Maria.  La liturgia della parola fa ripercorrere per intero  questo tragitto in modo particolare, in questa  quarta domenica, attraverso l’annuncio di  Michea e la visitazione di Maria. L’approccio  liturgico alla scrittura di Michea, in sintonia con  Matteo (2, 6) e con Giovanni (7,42), è  chiaramente cristologico. Dalla città di Davide,  la piccola – la «minima» -, la feconda Betlemme  di Efrata, in obbedienza al Dio che sceglie ciò  che non conta agli occhi del mondo per le sue  grandi opere, nascerà il Messia. Proprio da quel  luogo e nel tempo noto a Dio, quello in cui  «colei che deve partorire, partorirà». 

Una partoriente, secondo la lettura cristiana,  essa stessa al pari del luogo piccola – minima – umile secondo lo scritto: «Su chi volgerò lo  sguardo? Sull’umile e su chi ha lo spirito  contrito e su chi teme la mia parola» (Isaia 66,  2; cf. Luca 1, 38.48). In Betlemme, villaggio  umile, e da Maria, donna umile, nascerà il Messia mite e umile (Matteo 11, 29). 

2. Il Vangelo, costruito sulla falsariga di  2Samuele 6 e di Luca 10, si sofferma poi su  Maria e la presenta come arca itinerante che  porta la Presenza che contiene in sé, il cui nome  è “pace”, all’Israele giusto e profeta rappresentato da Elisabetta e da Giovanni, così  come lo farà trovare alle genti, i magi (Matteo 2,  1-12). Un viaggiare, questo della proclamata  «benedetta» e «beata» perché «ha creduto  all’adempimento delle parole del Signore», che  arreca esultanza e gioia perché il frutto del suo  grembo è «colui che deve venire», l’atteso quale  buona notizia di Dio per ogni creatura. E in  Elisabetta e Giovanni tutto Israele e il mondo  intero danzano attorno all’arca dell’alleanza  come già Davide (2Samuele 6, 16) e Dio attorno  a Sion amata. 

3. E Maria diventa l’icona della chiesa, di  ogni comunità e di ogni persona, chiamati, nella  loro piccolezza – umiltà -, a divenire luogo – arca, stalla – in cui il Mite e l’Umile trova  accoglienza e attraverso cui nasce al mondo  quale perdono, sapienza e pane di vita di Dio.  Una nascita attraverso il volto, la parola e il  gesto che fa di ciascuno Betlemme e Maria.  L’atteso, quale datore di senso compiuto  all’esistere, attende il nostro sì per esistere, per  farsi visita nella compagnia degli uomini che ci  attendono quali portatori di una buona notizia,  Cristo, sole che viene a generare amici a Dio,  all’uomo e alla natura, un’amicizia che neppure  la morte può interrompere.

Giancarlo Bruni, (1938) appartiene all’Ordine dei Servi di Maria e nello stesso tempo è monaco della Comunità ecumenica di Bose.

Risiede un po’ a Bose e un po’ all’eremo di San Pietro alle Stinche (FI).