III Domenica di Avvento 

Anno C – Sofonia 3, 14-18; Filippesi 4, 4-7; Luca 3, 10-18 

L’EVENTO DELLA GIOIA 

Giancarlo Bruni O.S.M., in Il suonatore di flauto, ed. Servitium ed. a Cura del Priorato di Sant’Egidio – Sotto il Monte  (BG) pag.15-17; 3.a di Avvento, Anno C 

1. Il viaggio nel tempo di avvento è ricco di  continue sorprese. L’atteso, leggiamo nel  Vangelo di Luca, lo deve essere in una vita  giusta nel condividere ciò che si ha con chi ne è  privo, e nel non arricchirsi a spese delle  categorie più disagiate – nel caso, i contadini e i  piccoli artigiani – sovratassandole iniquamente  con l’estorsione e la minaccia. Cosa che  facevano in combutta tra di loro esattori delle  tasse, i pubblicani, e militari dell’esercito  romano di occupazione, che il Battista richiama  unitamente alle folle (Luca 3, 7.10) al «che cosa  fare» secondo Dio: portare il frutto buono della  giustizia e della benevolenza, «opere degne  della conversione». 

Un «battesimo di acqua» inteso come  preliminare al «battesimo in Spirito santo».  Giovanni esorta (Luca 3, 18) alla deposizione  nel fondo delle acque dell’uomo ingiusto e alla  apparizione sulla superficie della storia  dell’uomo giusto in vista di una ulteriore  nascita, quella da Spirito portato da Gesù, il  messia. L’acqua purifica e rigenera: non a caso  diverrà metafora dello stesso Spirito, fiume che  sgorgherà dal costato aperto di Cristo rendendo  limpida la coscienza dell’uomo e capace del  frutto dell’amore (Giovanni 7, 37-39; Romani 5,5). 

2. Sorprendenti prospettive si dischiudono.  Nell’adesso delle celebrazioni liturgiche Colui  che viene nella parola e nel pane si rende vicino  adempiendo l’«annuncio della buona novella»  di Giovanni (Luca 3, 18), il dono promesso  dello Spirito. L’ascoltato e il mangiato è Colui  che depone nel cuore personale e comunitario il suo Spirito che dà forma a uomini e donne di  allegrezza, all’evento della gioia. La nascita alla  gioia è infatti la nota dominante di questa terza domenica di avvento. 

Sofonia proclama che la tristezza causata  dal male fatto e dal male subito lascerà il posto  alla gioia quando Israele, e quindi Gerusalemme, diverrà «città-emmanuele»,  luogo in cui «il Signore è là» come sposo che  nell’esultanza danza attorno alla sua bella resa  libera, umile, povera e giusta. Finalmente «città  allegra». 

E Paolo, nella Lettera ai filippesi, scrive:  «Il Signore è vicino», «rallegratevi nel Signore,  sempre», «la vostra affabilità sia nota a tutti gli  uomini». 

3. Il messaggio è chiaro. Colui che attendiamo faccia a faccia è il già vicino datore  di un Soffio portatore di germi sani tra cui  quello della gioia (Galati 5, 22). Gioia di cui  conosciamo la provenienza – dal Padre per il  Figlio nello Spirito -, il contenuto, la vicinanza,  la destinazione: tutti gli uomini. All’attesa del  mondo, che è l’evento della gioia e della  condivisione del pane, Dio dona uomini e donne  dal volto gioioso e dallo stile affabile. I contenti  dentro sono amabili, clementi, tolleranti e  accoglienti fuori, riflesso della cura di un Dio a  cui stanno a cuore l’allegrezza e il bisogno  dell’uomo. Un Dio che attraverso i suoi amici  danza attorno alla creatura umana e condivide il  pane con la creatura umana.

Giancarlo Bruni, (1938) appartiene all’Ordine dei Servi di Maria e nello stesso tempo è monaco della Comunità ecumenica di Bose.

Risiede un po’ a Bose e un po’ all’eremo di San Pietro alle Stinche (FI).