Solennità di Maria Ss.ma Madre di Dio 

Anno B – Nm 6, 22-27; Gal 4, 4-7; Lc 2, 16-21 

MARIA, REGINA DELLA PACE 

Giancarlo Bruni O.S.M., in Buona cosa è il sale, ed. Servitium ed. a Cura del Priorato di Sant’Egidio – Sotto il Monte  (BG) pag. 31-33; Maria SS. Madre di Dio, Anno B 

  1. Tutto in Maria, la sua persona e i suoi titoli,  dice riferimento a Gesù: ella sta a Cristo come la  luna al sole, la terra al cielo, l’aurora al giorno e la  scrittura alla parola. E, in riferimento al tema della  pace, come la regina in rapporto al re della pace il  cui nome è Cristo il definito «nostra pace» (Efesini 2,  14- 18). Una convinzione tradotta in canto nel  Benedictus mattutino: «Grazie alla tenerezza e  misericordia del nostro Dio, ci visiterà un sole che  sorge dall’alto, per risplendere su quelli che stanno  nelle tenebre e nell’ombra di morte, e dirigere i  nostri passi sulla via della pace» (Luca 1, 78-79).  L’amore del Padre in Cristo, sole di pace, viene  incontro all’uomo immerso nell’oscurità della non  pace per istradarlo in vie di pace: con Dio invocato  Padre, con l’altro chiamato fratello, con la natura  letta come sorella e con la morte compresa come  porta alla vita eterna. In questo consiste l’opera di  Dio in Cristo: fare di un mondo diviso, nemico e  irriconciliato, un mondo amico, pacificato e  pacificante, un mondo nella luce. E tutto ciò in Gesù,  il re di pace atteso dai profeti, indicato dal Battista e  generato da una fanciulla di nome Maria, che si  distingue per avere partorito la Pace stessa. 
  2. Il definire Maria regina della pace si fonda  dunque, in primo luogo, nell’evento dell’incarnazione: il fatto d’aver dato alla luce il re  della pace ha condotto l’intelligenza orante della  chiesa a riconoscerla come regina della pace,  totalmente dedita alla pace, cioè al Figlio il cui nome  è pace. Colei che ha dato carne alla pace è la  medesima che la diffonde: la sua incarnazione è  inscindibile dalle ragioni della donazione e della  indicazione. Così Maria diviene portatrice di Cristo pace a Elisabetta e Giovanni, lo porge ai pastori, lo  consegna alle braccia di Simeone e Anna, lo fa  trovare ai magi e a tutti dice: «Qualsiasi cosa vi dica  fatela» (Giovanni 2, 5), siate cioè ascoltatori attenti  della sua parola che, ove accolta e vissuta, dà forma a un nuovo tipo d’uomo, il pacifico reso capace di  costruire ponti di pace: «Beati gli operatori di pace,  perché saranno chiamati figli di Dio» (Matteo 5, 9).  Figli di un Dio-pace che in Cristo-pace si è rivelato  come passione d’amore incondizionato per il giusto  e per l’ingiusto, senza discriminazioni di sorta:  ebrei, greci e latini (cf. Giovanni 19, 20), a voler dire  tutti.
    Possiamo dunque definire Maria regina della  pace in ragione di un’opera di pace altamente  regale: l’avere generato la Pace, l’averla donata a  tutti, giudei e gentili rappresentati dai magi, e  nell’avere indicato nell’accoglienza della sua parola  la reale possibilità di divenire creature in sé  pacificate, che avranno con tutti rapporti di pace.  Un comportamento davvero regale. 
  1. In questa prospettiva Maria regina della pace  diventa l’immagine della chiesa popolo regale,  popolo cioè chiamato a non privare la terra dei doni  regali di Dio in Cristo: il diritto, la giustizia e la pace,  a partire dai senza diritto, giustizia e pace. Un’opera  che Maria, assunta in Dio e incoronata regina di  pace dal re di pace, continua, in obbedienza alla  comunione dei santi del cielo e della terra, a  svolgere nella e con la chiesa. Con noi intercede il  dono della pace e con noi la porge al mondo, Cristo e il suo vangelo, costituita immagine ispiratrice e  conduttrice del dover essere della chiesa e del  cristiano: dimora della pace e luogo attraverso cui  la pace continua a farsi compagnia umana. Un  percorso di regalità che culminerà nell’essere come  lei incoronati re e regine di pace, simili alla pace di  nome Cristo. Per questo viene invocata: «Regina  della pace, prega per noi», intercedi presso il Figlio  il dono della pace ove vi è guerra, il dono di uomini  di pace.

Giancarlo Bruni, (1938) appartiene all’Ordine dei Servi di Maria e nello stesso tempo è monaco della Comunità ecumenica di Bose.
Risiede un po’ a Bose e un po’ all’eremo di San Pietro alle Stinche (FI).