IV Domenica di Avvento  

Anno B – 2Sam 7, 1-5.8b-12.14a.16; Rm 16,25.-27; Lc 1,26-38 

RALLEGRATI 

Giancarlo Bruni O.S.M., in Buona cosa è il sale, ed. Servitium ed. a Cura del Priorato di Sant’Egidio – Sotto il Monte  (BG) pag. 20-22; 4.a di Avvento, Anno B 

  1. Il «predestinato già prima della fondazione  del mondo» (1Pietro 1, 20), il preannunciato dai  profeti, il testimoniato dal Battista e il manifestato  negli ultimi tempi (cf. 1Pietro 1, 20) dalla cerchia  dei suoi amici è il «nato da donna, nato sotto la  legge» nella pienezza del tempo (cf. Galati 4, 4), è il  concepito e partorito da Maria. Avvento è anche  memoria di un evento del passato: colui che ancora  attendiamo nella gloria, colui che viene nella  povertà dei segni nascosto nelle scritture – in forma  di pane – identificato a un mendicante, è il già  venuto assumendo carne da Maria. A questo è  introduzione il brano evangelico odierno, ricco di  suggestioni che ci riguardano molto da vicino. 
  2. Il tutto inizia con una libera, gratuita e amante  decisione di Dio di uscire dal suo oltre e dal suo  silenzio per farsi vicino e parola a una giovane  donna di Nazaret di nome Maria, promessa sposa a  un giovane di nome Giuseppe. Un viaggio attraverso  un suo messaggero di nome Gabriele, che, in una  certa ora di un certo giorno, bussa a una porta e a  un cuore che gli aprono. Dio non si permette mai di  varcare la soglia di una casa e il limite di una  coscienza senza avere prima bussato e ottenuto il  permesso: «Ecco: sto alla porta e busso. Se qualcuno  ascolta la mia voce e mi apre la porta, io verrò da  lui, cenerò con lui ed egli con me» (Apocalisse 3, 20).  Un venire contraddistinto da un saluto, da una  presentazione di sé e da una proposta. Il saluto è:  «Rallegrati». La prima parola che Dio tramite  l’angelo rivolge a Maria è un invito alla gioia: la sua  stessa presenza di fatto emana e trasmette  allegrezza. Dove Dio entra fiorisce l’esultanza, e le  ragioni non mancano. Il suo, e in questo sta la  presentazione, è un venire nella grazia: «Hai trovato  grazia». Maria è avvolta in una benevolenza che si  china con favore su di lei guardandola bene,  conoscendola per nome e dichiarandosi non contro  ma “con lei” e a lei sorgente di bellezza: «piena di  grazia». L’amore effuso in sovrabbondanza nel suo  intimo la costituisce creatura amata, resa capace di  amare, quindi creatura molto bella-buona al suo  cospetto, amabile e graziosa. Dove Dio è accolto lì  fioriscono la solarità e la novità, nel caso di Maria  l’“eccomi” di Dio a lei è per chiederle di divenire  l’“eccomi” al suo dono perfetto, il Figlio evento  dell’amore del Padre per il mondo che diviene  “eccomi” al mondo mediante lo sposalizio  dell’energia creatrice dello Spirito e del sì libero di  una donna. Un sì, il fiat, nel canto, il Magnificat, Dio  si dona con gioia e ama chi si dona con gioia, e nel  dolore, il gladius o spada che le trapasserà l’anima.  Siamo al cospetto di un’“afflizione” dovuta all’amara  constatazione che l’uomo preferisce aderire a  mercanti di acque stagnanti piuttosto che lasciarsi  condurre dall’Agnello alle acque vergini delle  sorgenti della vita. 
  1. Il discorso ci riguarda da vicino, perché dire  Maria è dire al contempo il dover essere della  chiesa e di ciascuno, il come Dio sta davanti a lei e il  come lei sta davanti a Dio è riassuntivo ed  esemplificativo sia della vocazione di Dio che  dell’uomo. È di Dio l’assumere sovranamente la  decisione di farsi prossimo all’uomo rivelandosi  come causa di gioia per l’uomo, nel manifestarlo a  sé stesso come un visitato, un graziato, un  compagno e un reso solare da un Tu che nei  confronti dell’uomo ha solo pensieri e atteggiamenti  di benevolenza. È di Dio l’osare di chiedere all’uomo  di divenire la caverna della “luce”, il Figlio,  attraverso cui la luce si sporge sul mondo nascendo  al mondo come parola generatrice di “figli del  comandamento”, gli amati resi capaci di prendersi  cura, e “figli della risurrezione”, i morti restituiti alla  vita. È dell’uomo, in forza della persuasione dello  Spirito, non sprecare il momento favorevole dato da questo incontro decisivo e rispondere sì  nell’allegrezza e nello stupore nei giorni della  chiarezza e nei giorni del pianto e dell’oscurità della  fede (cf. Luca 2, 50). Questo dice a noi la visita e  l’annuncio dell’angelo a Maria, a noi iniziati a sapere  che il nato da Maria, atteso nell’ultimo giorno,  continua a venire nei giorni della storia nella mensa  della parola e del pane, per nascere in noi e  attraverso noi come compagnia benevola e graziosa,  a cui sta molto a cuore la gioia dell’uomo e il farsi  capire dall’uomo come buona notizia.

Giancarlo Bruni, (1938) appartiene all’Ordine dei Servi di Maria e nello stesso tempo è monaco della Comunità ecumenica di Bose. Risiede un po’ a Bose e un po’ all’eremo di San Pietro alle Stinche (FI).