III Domenica di Avvento 

Anno B – Is 61,1-2.10-11; 1Ts 5,16-24; Gv 1,6-8.19-28 

DALLA VISIONE ALLA TESTIMONIANZA 

Giancarlo Bruni O.S.M., in Buona cosa è il sale, ed. Servitium ed. a Cura del Priorato di  Sant’Egidio – Sotto il Monte (BG) pag. 17-19; 3.a di Avvento, Anno B 

  1. Avvento, ripetiamo, è accoglienza di colui  che domenicalmente viene affacciandosi in  una icona, parlando in una pagina scritta,  consegnandosi in pasto in un pane e  presiedendo l’assemblea dei due o tre riuniti  nel suo nome. Ed è attesa di colui che nel  giorno noto a Dio verrà faccia a faccia, di  colui il cui mistero, vale a dire la sua verità  segreta , viene oggi svelata e consegnata da  un suo amico di nome Giovanni Battista (cf. Giovanni 3, 29), alla cui  scuola ci poniamo. La sua è una testimonianza, parola chiave del Vangelo di  Giovanni, frutto di un vedere, altra parola  chiave del Vangelo giovanneo, che inizia a  una stupita e sorprendente visione  dell’uomo Gesù. Una testimonianza messa  per iscritto al fine di rendere Gesù  contemporaneo ai lettori uditori di ogni epoca, come via a una vita che  è pienamente tale quando è comunionale:  con Dio, con l’altro e con l’eternità. A scuola  dunque dal Battista, «uomo mandato da Dio»  (Giovanni 1, 6), per ascoltare ciò che ha da  dirci su Gesù, un dire preceduto da una  presentazione di sé a fugare ogni equivoco.  L’affermazione del prologo: «Non era lui la  luce» (Giovanni 1, 8) viene esplicitata nel  categorico: «Io non sono il Cristo», né Elia e  neppure il profeta (cf. Giovanni 1, 20-21).  Questo “non sono” , risposta a sacerdoti e  leviti inviati da Gerusalemme a interrogarlo:  «Tu, chi sei?» (Giovanni 1, 19), rimanda al  dato di fatto che al tempo di Gesù vi erano  gruppi che ritenevano che il Battista fosse il Cristo, il profeta simile a Mosè (cf. Deuteronomio 18, 15-18) identificato al Messia-re o almeno l’Elia  atteso quale precursore del Figlio prediletto  di Dio (ct. Malachia 3, 23; Siracide 40, 10-11). Dinanzi a queste letture  «Egli confessò e non negò» (Giovanni 1, 20)  di non essere né l’uno, né l’altro e né il terzo,  sarà Gesù a identificarlo con Elia (cf. Matteo 17, 10-13). Giovanni in tutta  rettitudine non si lascia definire dagli altri  ma da Dio: egli è l’inviato dall’alto ad essere  voce che prepara il terreno (cf. Giovanni 1,  13) a chi viene dopo di lui, a uno, dirà agli  inviati dei farisei, che sta in mezzo a voi e  che voi non conoscete (cf. Giovanni 1, 23- 28). Con una aggiunta significativa: «Io  stesso non lo conoscevo» (Giovanni 1, 31). 
  1. Giovanni, maestro di onestà verso se  stesso e verso gli altri nel chiarire ciò che è e  ciò che non è, lo è altresì di un singolare  cammino, come lascia trasparire l’intera  lettura del capitolo primo. Un cammino che  parte dalla non conoscenza per approdare al  porto della conoscenza attraverso la via  della visione, quest’ultima opera di Dio: «Io  non lo conoscevo, ma proprio colui che mi ha  inviato a battezzare nell’acqua mi disse:  colui sul quale vedi discendere e rimanere lo  Spirito, è lui che battezza nello Spirito santo.  E io ho visto» (Giovanni 1, 33-34). Quello che  dirà Gesù: «Nessuno può venire a me se non  lo attira il Padre che mi ha mandato»  (Giovanni 6, 44). Un insegnamento permanente: alla conoscenza profonda del  mistero di Gesù si perviene per purissimo  dono, per grazia e non per ragione: L’ “io ho  visto” è figlio del “mi è stato dato vedere” e  credere. Dio ha reso contemplativi gli occhi  di Giovanni (cf. Giovanni 1, 32) disponendoli  a vedere in quell’uomo Gesù il Figlio di Dio  (cf. Giovanni 1, 34), pieno di Spirito, venuto a  immergere nello Spirito (cf. Giovanni 1, 33),  l’Agnello di Dio forte e crocifisso (cf. Giovanni 1, 29.36), capace di assumere  sopra di sé il male del mondo perdonandone  il mondo, capace di liberare il profondo dal  potere del male annidato in esso. Una  conoscenza frutto di una visione che diventa  pubblica testimonianza a Israele e ai lettori uditori di tutti i tempi: «Io ho visto e ho  testimoniato» (Giovanni 1, 34), «Non era lui  la luce, ma doveva dare testimonianza alla  luce» (Giovanni 1,8) «perché tutti credessero  per mezzo di lui» (Giovanni 1, 7). 
  1. Una testimonianza sempre attuale che  riguarda la chiesa stessa dischiusa alla  lettura di sé come chiamata da Dio a divenire  voce e testimonianza pubblica di quanto le è  stato dato di vedere per sola grazia di  quell’uomo di nome Gesù: dalla contemplazione di lui come “luce”  all’annuncio di lui come inviato a illuminare  il mondo e ciascuno. Una illuminazione su  Dio: «Dio è luce» (Giovanni1, 5), «Dio è  amore» (1Giovanni 4, 8); una illuminazione  sul mondo come mondo amato: «Dio infatti  ha tanto amato il mondo da dare il Figlio  unigenito perché chiunque crede in lui […]  abbia la vita eterna» (Giovanni 3, 16); una  illuminazione sull’uomo: «Chiamati figli di  Dio, e lo siamo realmente» (1Giovanni 3, 1), figli destinati a camminare  nella luce (cf. 1Giovanni 1, 7), cioè con un cuore colmo di  amore e con un corpo che lo riflette e lo  espande all’esterno con tutti i suoi sensi.  Avvento è anche venuta di un uomo di nome  Giovanni a offrirci nel qui e ora il suo  racconto di Gesù e nel racconto Gesù stesso,  una testimonianza che costituisce quanti  l’accolgono uomini di una visione che non  può non essere annunciata a un mondo  amato, in attesa di frammenti di luce.

Giancarlo Bruni, (1938) appartiene all’Ordine dei Servi di Maria e nello stesso tempo è monaco della Comunità ecumenica di Bose. Risiede un po’ a Bose e un po’ all’eremo di San Pietro alle Stinche (FI).