SANTISSIMA TRINITÀ 

Anno A – Es 34,4b-6.8-9; Cant. Dn 3,52-56; 2Cor 13,11-13; Gv 3,16-18 

La LUCE e le TENEBRE 

Giovanni Vannucci, «La Luce e le tenebre», Santissima Trinità, Anno A; in Risveglio della coscienza, 1a ed. Centro studi  ecumenici Giovanni XXIII, Sotto il Monte (BG) ed. CENS, Milano 1984; Pag. 87-89. 

Le parole: «Dio ha così amato il mondo da  inviare il Figlio unigenito, non perché giudichi  il mondo ma perché sia salvo» (Giovanni 3, 16.17); «La luce venne nel mondo e gli uomini  amarono più le tenebre che la luce» (Giovanni 1, 5.11), rivelano l’immenso amore di Dio e la  tragica presenza nella coscienza umana di una  possibilità di rifiuto. Amore sconfinato da una  parte, possibilità di non accoglierlo dall’altra:  tra questi due poli si svolge la dolorosa vicenda  dell’umanità; la via della liberazione è  nell’accettare la luce riaccesa dal Figlio nel  cuore del mondo.  

C’è il mondo, c’è Dio; dopo Cristo, il mondo  non è più abbandonato a se stesso, nel suo  profondo opera l’energia salvifica del Figlio  come presenza che plasma e guida la materia  amorfa verso le sue origini divine. Quando una  coscienza umana l’accoglie comincia ad amare e  a sognare; ad amare le realtà non sottoposte al  disfacimento e alla corruzione, a sognare la casa  del Padre dalla quale viene e verso la quale è in  cammino, e così ritrova la sua vera natura di  figlia regale.  

Il primo incontro con la luce di Cristo rende  consapevole l’anima che la sua avventura, nella  carne e nel sangue, è decisiva e definitiva. O  riuscirà a fissare in se stessa la luce divina,  divenendo in tal modo il veicolo della presenza  redentiva del Cristo eterno e immanente; o  rifiuterà di lasciarsi fecondare dalla luce e,  allora, si spegnerà come scintilla caduta nel  fango. Se accoglierà la luce sarà nell’onda dello  spirito vivente, e la sua vicenda nel mondo, pur  incontrando un termine nella morte fisica, non  si concluderà per questo, ma di cielo in cielo  continuerà la sua corsa nell’infinito, verso la  mèta unica e suprema che è Dio stesso.  

La sua vita nel mondo, nella vita terrena e  fisica, assumerà per lei il significato di una  necessaria esperienza, che non si conclude nel  giro angusto di una vita terrena, in un corpo di  carne.  

«Dio amò il mondo tanto da dargli il Figlio  unigenito, perché chi l’accoglie non perisca, ma  abbia l’infinita vita». La vita nel mondo è, per  ogni anima, determinante, è la misura su 

prema, la suprema prova agonistica; essa  decide la vita e la morte, poiché le permette la  valutazione esatta di tutte le sue possibilità.  

Se essa, durante l’avventura terrena, si  mantiene unita alla sua vera luce mentale, se  non perde per sua colpa il contatto con Cristo,  luce del mondo, vivrà perché Cristo è l’infinita  vita. Chi invece, con la volontaria ignoranza,  con la volontaria adesione alle tenebre del  mondo, rifiuta la luce rimane nella morte, non  essendo in lui comunicazione di vita e di grazia. 

Esiste nell’uomo una presenza di luce che  continuamente parla, ammonisce, guida,  conforta, illumina, esorta: la cosiddetta voce  della coscienza, che è in realtà l’interiore  rapporto spirituale che, trasformato in azione  psichica, si contrappone a quanto nella materia  vorrebbe arrestarne il volo. L’uomo sa ciò che è  bene e ciò che è male, nel suo interiore è più che  convinto della necessità di non fermare la sua  marcia ascensionale. Nel mondo delle forme,  nel piano dell’esistenza, niente è così sicuro,  così fermo, così stabile come egli sa e sente che  sarebbe necessario per rispondere alla sua vera  natura.  

L’uomo effimero, ma eterno, contrasta con la  perennità delle cose labili e queste realtà labili e  perenni cercano in mille modi di fermare, di  trattenere quel principio spirituale portato per  sua natura a trascenderle.  

La lotta tra le tenebre e la luce è tutta qui: o  l’uomo ascolta la voce del suo spirito interno e  trascende la materia, allora verrà assunto dalla  luce del Figlio donato al mondo da Dio, e in lui  sarà confermato illuminandosi, conservando,  nella suprema illuminazione, qualcosa di  peculiarmente suo: l’individualità; oppure cede  alle lusinghe della forma, alle suggestioni e agli  inganni della tenebra, allora morirà, disperso  nei mille suoi principi costitutivi, distrutto nella 

sua individuale sostanza, e questa è la  permanenza nella tenebra, opposta alla  luminosa certezza del possesso interiore del  regno di Dio. «Questo è il giudizio: chiunque fa  cose vili odia la luce, chi opera nella verità va  nella luce».  

L’incontro con la luce del Figlio che Dio ha  donato per la salvezza del mondo è un evento  interiore che si effettua nella carne e che  mediante il tempo si afferma nell’eternità. 

L’uomo da solo ben difficilmente potrebbe  riuscirvi, per questo il Figlio è stato mandato,  «perché non uno solo si perda di quanti a lui  furono dati dal Padre».  

Gli ostacoli che le tenebre oppongono alla  luce sono principalmente tre e tutti di natura  mentale: orgoglio e presunzione di sé, in quanto  io separato; chiusura egoistica a ogni altra  espressione di vita; rifiuto di aderire alla verità  conosciuta, in quanto implica una necessità di  sacrificio. 

Su questi tre cardini della cattiva volontà, il  potere delle tenebre cerca di agire continuamente per impedire alla luce di manifestarsi nella  coscienza, cosicché venga rifiutata dalla sua 

dimora e l’anima rimanga in balia delle forze  nemiche.  

Quando l’uomo, attraverso lo sforzo di ascesa,  l’esercizio affinante della meditazione, perviene  a eliminare questi tre ostacoli, la luce si spande  liberamente in lui, gli si manifesta in pienezza  di conoscimento; alla mente rapita si rivelano le  cose occulte; i misteri si schiariscono; si placano,  trovandosi risolti, tutti i dubbi.  

Quando l’uomo capisce di avere in se stesso  la luce divina, viene rivestito da essa, le sue  opere diventano luminose, perché «in Dio sono  compiute». Sia tale uomo colto o incolto,  comunicativo o introverso, abbia in sé la forza  che trascina o ne sia privo, quando parlerà tutti  lo capiranno, quando tacerà il suo silenzio sarà  più forte e più vero delle parole. Chi si  abbandona alla luce che è in lui, con umiltà  profonda, vive nell’amore col quale Dio ha  amato il mondo, non perirà nelle tenebre e vivrà  la vita eterna, l’infinita vita divina.

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