V Domenica del Tempo Ordinario 

Anno A – Is 58,7-10; Sal 111; 1Cor 2,1-5; Mt 5,13-16 

IL SALE E LA LUCE 

Giovanni Vannucci O.S.M., in Risveglio della coscienza, ed. Servitium, Milano 1984-20192; “Il sale e la luce” Anno  A Questi due vocaboli, sale e luce, sulle labbra di  Gesù, hanno lo stesso significato che hanno per noi,  oppure contengono un senso differente da quello  che noi siamo consueti dare loro?  Tenendo conto che il linguaggio di Cristo è  metaforico e il nostro purtroppo privo di sfumature  poetiche, non possiamo che concludere che i due  termini hanno un contenuto differente, e, il nostro  lavoro ermeneutico bisogna che sia diretto alla  ricerca dei significati perduti, perché ci rivelino  quello che nel pensiero del Maestro vogliono  comunicarci.  Il sale è insieme un elemento di vita e un  principio attivo di distruzione, secondo il grado di  concentrazione con cui viene utilizzato. Ogni specie  animale ha conservato nel suo sangue una specifica  concentrazione salina, che si rapporta, a detta degli  scienziati, a quella che esisteva nel mare al  momento del suo distacco dall’elemento salino. Il  sale è un supporto indispensabile alla vita vegetale  e animale. Applicato in stato di saturazione diventa  antifisiologico, distruttore di germi microbici e di  vita organica. Queste proprietà, che rendono il sale  elemento necessario alla vita e insieme principio di  distruzione, furono conosciute fin dalla più lontana  antichità.   Il significato del sale, prima che dai suoi effetti,  fu colto nella sua misteriosa origine e nella sua  figura cristallina. Esso affiora dall’acqua del mare  per evaporazione, è una forma che si consolida per  l’azione solare; è figlio dell’acqua e del fuoco, è il  cristallo che si distacca dall’acqua amorfa e acquista  la sua perfetta forma, non opponendo resistenza  alle energie solari. Diventa per questo il simbolo  dell’essere che emerge dal caos e assume una  perfetta forma individuata.  Il sale in questa prospettiva è divenuto il segno  della forma che emerge dall’incontro dell’acqua e  del sole: della mutazione che si compie ogni volta  che il pensiero caotico si riordina nella saggezza;  del cambiamento della coscienza umana quando  incontra la Sapienza divina. Il cristallo di sale non   ha una parte esterna distinta da quella interna, ma  ha tutto intero il sapore del sale: così il mistero  divino non ha interno o esterno che si distinguano,  ma è interamente composto di conoscenza.  Nel simbolismo del Vecchio Testamento le vittime  dovevano essere cosparse di sale, la cui funzione  era quella di renderle pure (Levitico 2, 13). Le acque  inquinate venivano rese potabili con l’introduzione  del sale (2Re 2, 20-23). L’alleanza del sale è  indistruttibile, essendo fondata sulla Verità (Numeri  18,11).  Consumare il pane e il sale con un ospite  significava amicizia presso molti popoli antichi.  Rovesciare il sale davanti all’ospite era segno di  discordia. Leonardo nel Cenacolo ha dipinto la  saliera rovesciata davanti a Giuda; spargerlo  volontariamente come fece Scipione l’Emiliano  sulle rovine di Cartagine o il Barbarossa sulle  macerie delle città lombarde, indicava inimicizia  implacabile.  Riteniamo il senso fondamentale del sale come  segno di una forma che ascende dall’acqua nella  luce del sole, elemento che si distacca dall’amorfo e  si individua seguendo l’attrazione delle forze  dell’alto, delle forze del sole. La vittima cosparsa di  sale era esclusivamente ordinata a Dio, un’amicizia  stabilita col sale era sigillata nella verità divina.  Cos’è la luce? La luce, sorgente di vita per ogni  creatura di questo mondo, sfugge ad ogni indagine  e definizione. La luce, che è una presenza dolce,  continua, necessaria, è nella sua ultima realtà  invisibile: ciò che vediamo e chiamiamo luce sono i  suoi effetti, le sue radiazioni.  La luce, pur nella sua inconoscibilità, è l’intima  ragione della vita e il nome stesso di Dio. Questo  nome, che pronunciamo adorando, significa, nella  sua etimologia sanscrita devàh, il cielo luminoso, il  luminoso.  Dio è luce, ma anche l’uomo è luce, per questo  d’istinto la cerca e, trovatala, se ne inebria.  Assurgendo l’uomo a divenire del tutto un centro  animatore di luce, rivela la sua peculiarità e  capacità di riflettere il punto luminoso che è fuori  di lui stesso e che pure è in lui: Dio. Il sale è tale perché ascende dalla massa acquosa  rispondendo al luminoso appello del sole: la luce  riveste l’uomo quando risponde all’attrazione  dell’infinita luce divina per vederla, rivestirsene ed  esserne consumato.   Sale e luce sono due simboli che descrivono  l’essenzialità della vita del discepolo di Cristo.  Rivelano il necessario distacco dalla massa amorfa  delle acque, dalle tenebre in cui ordinariamente  viviamo.  Il sale è la forma che si individua separandosi  dall’acqua e, sotto l’azione calda e luminosa del  sole, raggiunge la sua armoniosa manifestazione.   La luce è la dimensione divina dell’uomo, e viene  raggiunta quando la coscienza umana, abbandonando le  imprecise dimensioni della materia, entra in quelle  precise dello Spirito.   Ogni iniziazione culmina nel rito della luce, e la  fiaccola accesa consegnata al bimbo che nasce e  all’anziano che muore è l’umile simbolo di un  eterno vero ad ambedue viene affidata quella luce  che venne loro consegnata nel mondo divino, la  vita.  «Voi siete il sale della terra, voi siete la luce del  mondo». Questa consegna di Cristo contiene  l’indicazione della responsabilità di ogni cristiano.  Cerchiamo di capire. Dio ci ha fatto il dono della  vita e non dell’esistenza, vita ed esistenza non sono  la stessa cosa. L’esistenza sono i condizionamenti  della società, dell’economia, della morale, delle  ideologie: è la vita condizionata.  Così possiamo parlare di due tipi di verità:  quella dell’esistere e quella dell’essere. La verità  dell’essere è emersione dall’indistinto e immersione  nella luce, è sale e luce, per questo è asociale. La  verità dell’esistere è sociale, un reciproco  smussamento di angoli fra uomo e uomo.   La meta dell’essere è la realizzazione, in un  piano di coscienza superiore, del rapporto con  l’Essere assoluto, con la luce infinita che altrimenti  gli sfugge. In questo rapporto l’uomo si risveglia  dallo stato ipnotico dell’esistere, recidendo i vincoli  con il piano dell’esistenza.  I discepoli ricevono dal Maestro l’ordine formale  di divenire luce, di essere una sola cosa con le solari  energie divine, di raggiungere il supremo punto  ontologico, di divenire lampada che illumina!   Nello stesso senso Buddha disse ai suoi seguaci:  «Siate lampade a voi stessi».

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