4.a Domenica di Avvento  

Anno A – Is 7,10-14; Sal 23; Rm 1,1-7; Mt 1,18-24 

MARIA E GIUSEPPE 

Giovanni Vannucci O.S.M., in Risveglio della coscienza, ed. Servitium, Milano 1984-20192; 4.a di Avvento, Anno A  Penso che il testo di Matteo 1, 18-24 debba essere  letto soltanto nell’ottica della fede concreta e vissuta  dalla chiesa orante, altrimenti non si spiegherebbe la  importanza che hanno tuttora Giuseppe e Maria  nell’esperienza cristiana.  Un filone del pensiero moderno, che ancora si  muove alla periferia della cultura ufficiale, nutrito della  storia delle religioni, del linguaggio dei simboli, delle  conoscenze della psicologia del profondo, ci fornisce  un’immagine che può aiutarci ad avvicinare meno  irrispettosamente il misterioso rapporto fra Maria e  Giuseppe. L’immagine è quella della complementarità  del femminile e del maschile fin dall’inizio, del principio  mascolino che cerca il suo vero femminino e del  principio femminino che cerca il suo vero mascolino.  Gli eventi storici del Vangelo si muovono nel  tempo sottile della rivelazione; se li si riduce  esclusivamente alla storicità perdono la loro verità e  diventano degli inspiegabili calembours Cerchiamo di avvicinarci al senso di questo  episodio tenendo conto dell’immagine archetipale della  femminilità e della mascolinità quale principio  metafisico, ultrasensibile, che soggiace a tutta la  manifestazione e a tutta la rivelazione.  Negli uomini e nelle donne comuni non esiste,  come ci mostra la scienza attuale, che una mescolanza di  principi maschili e femminili; ma nella loro espressione  superficiale, in un maschio vi sarà qualcosa di  femminile, ma non la femminilità, in una donna vi sarà  qualcosa di maschile, ma non la mascolinità. Questi due  principi vengono espressi dagli esseri umani solo nella  materialità concreta; nel piano più sottile dell’anima,  questi principi sono a sé stanti, e l’amore vero nasce solo  quando ogni maschio trova la sua “donna eterna”, la  donna che fu tratta da lui, che partecipa di lui, che è una  sola realtà con lui.  Maria era la “donna eterna” di Giuseppe; l’unione  perfetta dei due principi era quindi per avvenire e  avvenne. La parte spirituale di Giuseppe si esteriorizzò,  si materializzò presso Maria che, a sua volta, aveva  esteriorizzato lo stesso principio.  Matteo, nella sua genealogia di Gesù, afferma che  Gesù è figlio legittimo di Giuseppe: «Giacobbe generò  Giuseppe, lo sposo di Maria, dalla quale è nato Gesù,  detto Cristo» (Matteo 1, 16). Nessun figlio dell’uomo fu  mai figlio di suo padre come Gesù lo fu di Giuseppe.  Mentre ogni nato di donna, più che figlio del padre è  figlio degli avi, che nel genitore vivono nella potenza  cromoso-mica, Gesù è generato fuori di ogni  cromosoma, privo di ogni segno di ereditarietà, perché  Maria e Giuseppe lo generarono fuori della forma,   nell’energia primigenia che originò il creato. Ecco perché  egli stesso, più tardi, si indicherà come Figlio dell’uomo! Il concepimento in Maria è immacolato; una nuova terra  e un nuovo cielo presiedono all’incarnazione del Verbo;  la carne, il corpo fisico di Maria e di Giuseppe non sono  che veri pretesti formali: la loro vera vita non è nella  carne e nel sangue, ma nello Spirito divino che li anima  e li aggemella.  La pronta obbedienza di Giuseppe alle parole  dell’angelo testimonia del come abbia capito le cose e  come si sia piegato al volere divino che li aveva scelti  per venire in mezzo agli uomini per patire, morire,  risorgere, per condurli a un nuovo stato di coscienza.  Maria tace, accanto al suo silenzio vi è quello di  Giuseppe, suo sposo, trepidi e verginali custodi del  nuovo ordine che doveva instaurarsi nel mondo.  Essi si amarono di un casto e illuminato amore, in  nessun tempio Iddio fu adorato davvero in spirito e verità  come nella casetta di Nazaret.  Per nove mesi nel grembo verginale di Maria  crebbe la forma purissima, alimentata dalla vocazione  sacerdotale di Maria e di Giuseppe. Nel nascondimento  di un lavoro artigianale, la nuova coppia umana  custodiva la luce che avrebbe illuminato gli uomini.  In questo stato di ascesa mistica è logico pensare  che i rapporti sessuali siano stati del tutto trascesi. Gesù  fu l’unigenito di Maria e di Giuseppe; il miracolo di  questa fusione di principi non si può ripetere nel tempo:  chi questa fusione una volta ha compiuto, ha, con essa,  bruciato ogni possibilità di operare nella carne e nel  sangue.  Strana è l’incomprensione di tanti del  concepimento verginale di Maria, e strane sono le  spiegazioni assurde e fantastiche che ne sono state date.  Come dalla mente di Dio fu generato il primo Adamo,  così fu generato il secondo dopo millenni dalla caduta  del primo.  L’azione di Dio è semplice, perciò è sublime. Cristo  stesso ci dirà che l’opera generativa del Padre non si compie nella carne e nel sangue, ma nello spirito e nella  verità.  L’unione celeste di Maria e di Giuseppe nel seno  stesso dell’essenza spirituale, è un atto che ne impedisce  ogni altro: non vi è più causalità per chi ha attuato la  causa; non vi è più desiderio per chi ha consumato la  brama del possesso indicibile; non vi sono fuochi nel  fuoco!  Così Gesù rimane l’unigenito di Maria e di  Giuseppe e non avrà altri fratelli e altre sorelle che non  siano gli uomini e le donne che ascolteranno la sua parola  e la metteranno in pratica. Qui puoi acquistare tutti i libri di p. Vannucci.