33.a DEL TEMPO ORDINARIO 

Anno C – Mal 3,19-20a; Sal 97; 2Ts 3,7-12; Lc 21,5-19 

I TRE VOLTI DELL’ANTICRISTO 

Giovanni Vannucci O.S.M., in La Vita senza fine, Servitium Editrice 1991-2012; 33a domenica del tempo ordinario. Anno C   

Il brano evangelico di Luca 21, 5-19 non ci  annuncia né una novità, né una scoperta: il  mondo va male, ore tragiche incombono  sull’umanità. 

Quasi due millenni or sono Cristo disse: 

Del tempio e dei templi costruiti dalla mano  dell’uomo non rimarrà pietra su pietra […].  Vedrete popoli scagliarsi contro popoli,  incontrerete opposizioni e persecuzioni,  sorgeranno dei falsi profeti […]. Non vi  turbate della desolazione che vi circonderà,  non pensate neppure alle parole da dire in  vostra difesa; non un capello della vostra  testa cadrà, vincerete con la vostra  perseverante pazienza (cf. Luca 21, 5-19). 

Due millenni hanno confermato ora per ora,  istante per istante, la verità di queste parole;  esse sono sospese minacciosamente nei cieli, e  oggi le viviamo. Segni appaiono nei cieli, segni  appaiono sulla terra, gente contro gente,  cristiani contro cristiani, fratelli musulmani  contro fratelli musulmani, compagni contro  compagni, e la desolazione di una terra che va  inaridendosi. Di questo stato di cose l’uomo è  responsabile e ognuno di noi ha parte in questa  responsabilità. 

Il cristianesimo è milizia, il cristianesimo è  una chiara presa di posizione nell’esistenza di  fronte ai «molti che verranno in nome mio  dicendo: Sono io l’atteso, il tempo è giunto, ma  voi non seguiteli» (Luca 21, 8). 

Questi molti anticristi possono, nel nostro  tempo, essere sintetizzati in tre forme, in tre  nomi. 

Uno è l’edonismo: bramosia del benessere e  del piacere, avidità del guadagno e della  ricchezza, desiderio del quieto vivere, del  pingue pascere, del tranquillo dormire. A esso  dobbiamo contrapporre la certezza che l’uomo  non è solo carne, che non è un bruto, ma che è  anima, spirito, coscienza, intelletto e che non  

può acquietarsi nel pascolare il fango della  terra. 

L’altro nome è la paura: paura dell’uomo,  dell’aria che respiriamo, dei poteri terreni, della  persecuzione, della morte. Il Maestro ci dice:  «Non temete coloro che hanno il potere di  uccidere il corpo, temete colui che uccidendo il  corpo ha il potere di funestare la parte più vera  del vostro essere, l’anima» (cf. Luca 12, 4-5;  Matteo 10, 28). 

Il terzo volto dell’anticristo, il più atroce e il  più inguaribile, è il fanatismo religioso. Quando  gli uomini si scaglieranno contro gli uomini in  nome di Dio che a tutti è Padre, quando la mano  dei sacerdoti si alzerà a benedire le armi  omicide, allora è segno che l’abominazione  ultima è entrata nel santuario. 

Ognuno di noi potrà considerare in se stesso  a quale di questi volti appartiene, di quale è  schiavo; allora ognuno potrà liberare se stesso,  e liberando se stesso libererà coloro che lo  circondano. 

Se siamo schiavi delle ricchezze,  ricordiamoci che esse sono pula che il vento  spazza. Distribuiamo quanto abbiamo,  procuriamo di far sorridere intorno a noi, finché  sorridere si può, siamo generosi, divinamente  prodighi: «Da’ a chi ti chiede, non domandare  il tuo a chi te lo toglie!» (Luca 6, 30), dice il  Maestro. Contro la cieca avidità del denaro,  contro la folle e cieca cupidigia che muta i figli  di Dio in lupi intenti a strapparsi un osso,  facciamo della nostra ricchezza, del nostro  benessere, un’arma per vincere la battaglia  della luce. 

Se siamo angosciati dalla paura, dalla paura  di morire, dalla paura per i nostri figli, dalla  paura per i nostri vecchi, ripetiamoci: qual male  massimo può recarci l’uomo se non la morte?  Ma cos’è la morte se non il volo verso la verità  inconcussa, verso la giustizia senza violazione?  Non lasciamoci spaventare da niente e da  nessuno.

Se nel nostro cuore divampa lo spirito del  fanatismo, diciamoci che la fede non è un segno  di separazione e di discordia, che Dio è l’unione  e la concordia dei cuori e delle menti.  Qualunque sia la nostra religione, qualunque sia  la nostra idea politica, esse valgono la religione  e le idee politiche dei nostri fratelli.  Guardiamoci dallo spirito fanatico, dallo spirito  di violenza che ci fa guardare una parte  dell’umanità come nemica di Dio. Dio non ha  nemici, e nessuno potrà esserci nemico se  guardiamo a tutti gli uomini con gli occhi del  Padre. 

Questi tre aspetti dell’anticristo dei nostri  tempi vanno affrontati con perseverante  pazienza. Affrontati e superati prima di tutto  nell’ambito della nostra personale esperienza.  La lotta nello spirito di Cristo è prima di tutto  intima, completa, assoluta e ha per base il  riconoscimento dell’unità spirituale  dell’umanità. I falsi profeti, i nemici del  padrone della messe seminano il loglio nel buon  grano, acciocché classe sia nemica a classe,  uomo sia lupo all’uomo. 

L’acquisizione della coscienza cristiana  invece rende spontaneo l’atteggiamento che ci  fa dire: quello che è mio non è mio, ma di chi  ha bisogno; quello che io so, non lo so per me  ma per comunicarlo a chi non sa; quello che  possiedo lo possiedo per distribuirlo, perché io  sono l’altro, perché io non conto ma conta il  fratello.  

Nell’opposizione avviene la divisione tra  classe e classe, uomo e uomo, e infallibilmente  ci si incammina per la strada che conduce alla  distruzione. 

Con la perseverante pazienza impariamo a  rinunciare a noi stessi per trasfonderci  nell’altro: apprenderemo ad agire secondo  coscienza, in ogni uomo ci sarà volontà  d’amore, l’uomo non sarà più costretto ad aver  paura del fratello che gli dorme accanto,  nessuno avrà torto perché nessuno avrà ragione. 

In quest’ora, che è una delle più tragiche  della storia dell’umanità, ognuno è chiamato  personalmente ad affrontare le tre forme  dell’anticristo con perseverante e ferma  pazienza. 

«Siate svegli, non temete nessuno, nessuno  potrà nuocervi se camminerete verso la verità  con perseverante pazienza» (cf. Luca 21, 19). 

Queste parole sono rivolte a quegli uomini  che non cercano una soluzione spinti da paura,  ma che, coraggiosi e forti, bruciati dal desiderio  di superare se stessi, conservano nel cuore la  speranza di una via d’uscita, la fiducia in una  soluzione che nasca nelle menti non inquinate  dalle tre forme dell’anticristo. Questi saranno  capaci di portare la loro forza per la costruzione  del tempio in se stessi; a loro la luce divina  concederà ciò che bramano.