Battesimo del Signore Anno C
IL FIGLIO PREDILETTO
Estratto da “La vita senza fine” di Giovanni Vannucci – O.S.M.
Sulla riva del Giordano si accalcava una grande folla assai eterogenea: ebrei, scribi, soldati, peccatori, pubblicani. Il centro dell’attenzione di tutti era un asceta emaciato, rivestito di pelle di cammello, la barba e i capelli incolti, gli occhi sfavillanti di luce sovrumana: era Giovanni, il battezzatore. Il battesimo di Giovanni era un rito di ritorno alle origini incontaminate dell’essere: il battezzando veniva sommerso nell’acqua e riemergendo, dopo aver depositato nell’onda i suoi peccati, si sentiva creatura nuovamente generata.
Gesù, il concepito per opera dello Spirito santo, l’incontaminato Figlio della Vergine, non aveva bisogno di depositare nell’acqua le sue colpe; per lui l’immersione ebbe un altro significato. Egli doveva raccogliere dall’acqua del Giordano le colpe che vi avevano deposto i peccatori.
Sul luogo del battesimo stagnava una densa nube di materia eterica, costituita dai peccati, dalle passioni peccaminose di coloro che vi si erano immersi, in attesa che l’innocente l’assumesse e la riducesse a nulla. Quando Gesù scomparve sotto l’acqua, un’onda di vita umana, di anima e di coscienza umana inquinate precipitò in Gesù come in un gorgo. Gesù si era rivestito delle colpe umane che in lui si precipitarono per essere riscattate e dissolte.
Nel battesimo Gesù si inoculò la malattia umana che voleva guarire, acquistò la possibilità di soffrire con tutti il male di tutti e per tutti, acquistò il diritto alla morte per cancellare il peccato e la morte.
Quando riemerse dall’acqua «i cieli si aprirono, e su di lui scese lo Spirito santo come una colomba. E una voce dai cieli disse: “Tu sei il mio Figlio prediletto, in te mi sono compiaciuto”» (Luca 3, 21-22).
Il Figlio prediletto, il preferito tra i tanti figli di Dio! Questa voce discesa dal cielo esprime e contiene tutto quanto il cuore umano ha di più alto, di più umile e puro, come anelito e come idealità: il Cristo, l’uomo eterno!
L’uomo da sempre guardò a Cristo, e per vederlo dovette scrutare nel suo stesso cuore, guardare alle più nobili qualità che possiede e che furono incarnate in alcuni figli di elezione che lungo il cammino della storia umana si ergono come pietre miliari e costeggiano la strada che porta a Cristo. Figli di elezione che hanno saputo soffrire pur essendo innocenti, e innocenti hanno espiato per i colpevoli. Figli di elezione che hanno dato lietamente la propria vita per salvare quella degli altri; che si sono dedicati al servizio dell’uomo, senza illusioni e speranze, senza deflettere, senza lasciarsi scoraggiare, camminando con gli occhi aperti verso il sacrificio supremo, amando e beneficando.
Tutto questo il cuore dell’uomo intese come prerogativa di elezione divina, e riconobbe e proclamò come figlio eletto chiunque avesse obbedito a questi impulsi e si fosse comportato in conseguenza. In tal modo l’umanità si tramandò nei secoli – con i lineamenti del Figlio prediletto, il Cristo – l’attesa dello stesso, la speranza, l’anelito che di volta in volta, sempre più e meglio, lo indicava all’amore e all’odio. E sempre più e meglio tracciava i compiti del Messia delle genti. Gli ideali umani evolvendosi collocarono l’ideale messianico sempre più in alto nella scala dei valori di redenzione.
La figura del Figlio prediletto, del Messia redentore, si spostò sempre più dai valori formali a quelli mentali e spirituali. Dapprima il figlio eletto fu il grande guerriero, distruttore dei mostri, risanatore delle regioni insidiate, colui che pose la sua forza al servizio dei fratelli, né si servì della forza come strumento di oppressione. Poi, i figli eletti furono istruttori, legislatori, educatori dei popoli e degli individui; infine furono eroi generosi e arditi, liberatori – con la loro immolazione – della loro gente. Essi incarnarono sempre più l’immagine del Figlio prediletto. E figli eletti furono sentiti e chiamati dai popoli. Il Buddha, l’illuminato, cinquecento anni prima dell’incarnazione del Verbo, parlando ai suoi monaci disse:
Verrà un tempo, o monaci, in cui un nuovo Buddha sorgerà: sarà chiamato Maitreya, il misericordioso, sarà dotato di saggezza nella condotta, conoscerà l’universo, sarà una incomparabile guida degli uomini sottoposti al desiderio; un maestro di angeli e di mortali, un Buddha benedetto. Tutto quello che avrà conosciuto per le sue cognizioni supreme, farà noto a questo universo con i suoi angeli, demoni e spiriti superiori; ai filosofi, ai bramini, ai prìncipi e ai popoli, predicherà la sua religione gloriosa nell’origine, gloriosa nello svolgimento, gloriosa nella fine, gloriosa nello spirito e nella lettera. Predicherà una vita religiosa interamente perfetta e perfettamente pura.
Queste parole, rispondenti all’attesa umana del Figlio prediletto, hanno trovato, nel tempo, un’unica rispondenza: Gesù Cristo. E vediamo insieme alle profezie messianiche, alle figure messianiche sorte nel corso del tempo, aderire alla figura e all’opera di Gesù queste antiche parole che l’Illuminato morente affidava, quale testamento supremo, ai suoi monaci.
Il vero Figlio prediletto non può che avere un carattere universale, non può che venire per tutti gli uomini e per tutti i popoli; il suo insegnamento non può che essere universale, rivolto alla ragione universale dell’umanità che è una in se stessa sempre, anche se l’arbitrio crea delle artificiose separazioni.
Il Figlio prediletto, prima di trovare in Gesù la sua perfetta manifestazione, parlò quale soffio animatore alle anime più illuminate, alle menti più disposte e mature, ai cuori più aperti all’eroismo e alla dedizione.