Firenze, 9 marzo 2020
Cari sacerdoti,
questa sera esce un altro comunicato dei Vescovi toscani che offre ulteriori elementi di riflessione per comprendere le ragioni che sono alla base dei comportamenti richiesti in questa fase di emergenza in vista della tutela della salute e quindi del bene della nostra gente. Come ho già detto, tutto va vissuto, pur nella sofferenza delle privazioni , come un atto di carità, frutto proprio di quella Eucaristia che non possiamo celebrare con il nostro popolo, ma che esorto a celebrare privatamente, nella forma della “Messa senza il popolo”, per i nostri fedeli, chiedendo a loro di unirsi a noi spiritualmente, richiamati anche dal suono delle campane, che invito a non far tacere, segno pubblico di una Chiesa che continua a vivere e a pregare. Non mancano nel comunicato anche alcune indicazioni pratiche. Raccomando di non fare noi convocazioni né per liturgie o atti devozionali, né per attività pastorali che comportino il confluire di persone. Restano le chiese aperte per la preghiera e continuano i rapporti personali in cui però fare attenzione alle norme circa le distanze e le precauzioni igieniche. Questo vale anche per le Confessioni, da fare in luogo riservato in cui si possa rispettare la dovuta distanza tra confessore e penitente.
A voi personalmente, come preti, vorrei dire che vi sono vicino in questo momento in cui vi vengono tolti molti degli ambiti liturgici e pastorali che vi vedono attivi e riempiono le vostre giornate. Vi invito a valorizzare il tempo che ora vi si presenta vuoto rispetto alla vostra normale agenda, così piena di impegni. Mi piace pensare che questo tempo lo si possa pensare donato alla nostra vita interiore, spesso messa alla prova dalle tante incombenze che ci assediano. Siano questi tempi non vuoti di cose da fare, ma colmi di preghiera, di lettura della Parola di Dio, di meditazione, insomma di tutto quello che siamo soliti dire che vorremmo fare e che la dedizione alla nostra gente ci impedisce di fare. Ora non abbiamo scuse, lo dico a me, anzitutto, e permettete di dirlo anche a voi. Oltre alla dimensione spirituale, mi piace pensare che in questi giorni si possa meglio coltivare la nostra formazione culturale. Rimettiamo sul nostro tavolo non solo l’agenda ma anche qualche libro che nutra il pensare teologico, le prospettive pastorali, la comprensione del cambiamento in atto nel mondo.
Da ultimo, auspico che questi giorni debbano non isolarci, ma creare forme nuove e più fraterne di legami tra noi. Si tratta di valorizzare i mezzi di comunicazione come strumenti di comunione, magari purificandoli dal molto ciarpame che circola nelle reti, Dio non voglia anche per colpa nostra. C’è molto di buono da far circolare, tra noi, con i nostri collaboratori pastorali, tra i nostri fedeli: la Parola di Dio anzitutto, e poi la sapienza della riflessione teologica che ha arricchito la storia della Chiesa, il magistero del Santo Padre, letture buone che possiamo aver incrociato, anche buone parole nostre purché siano di esortazione ed edificazione.
La smetto qui, sia per non annoiarvi, ma anche per lasciare qualche altro pensiero a una prossima volta, se possibile in questi giorni in cui, non potendo starvi vicino nelle vostre parrocchie con la visita pastorale, non voglio però essere meno presente a voi, che siete miei, non per possesso ma per servizio.
Fraternamente,
Giuseppe card. Betori

